10,100,1000 Zoeggeler
Lo cantate l’inno nazionale sotto la doccia? Quando rivedete la mamma (mamma son tanto felice, perché ritorno da te!) partite con “Fratelli d’Italia”? Quando vi siete spupazzati quella del primo banco (la più carina, la più cretina, cretino tu) avete lanciato un poderoso “l’Italia s’è desta”? La cultura dell’inno impazza solo durante l’Olimpiade producendo grottesche mutazioni genetiche. Quelli che normalmente stanno in equilibrio sui distinguo tra terroristi e guerriglieri, riferiti agli assassini dei nostri soldati in Irak, ora interrogano saccenti gli altoatesini sulle strofe di Mameli e s’indignano se questi non hanno studiato. Armin Zoeggeler e i suoi cugini slittinisti di italiano hanno ben poco, però si buttano giù da un monte col tricolore e per questo fanno incetta di medaglie. Metà della squadra di hockey è fatta di paisà che vengono dal Canada e parlano con l’accento di Dan Peterson. Va bene così. Perché non ci prendiamo le medaglie e stiamo belli sereni? Ora Mameli pare Vasco Rossi, siamo tutti orgogliosamente patrioti. Tranquilli, tra dieci giorni torneremo i cialtroni di sempre, quelli che buttano la carta per terra pur avendo il cestino per i rifiuti a un metro.
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