2002, torah nello spazio
Kibbutz Sasa. È un pomeriggio come un altro, il mio piccolo Or riceve la visita di due amichetti dell’asilo. Verso le 5.00 arriva il padre di uno dei due. È un tipo silenzioso, a volte scostante, sarà alto un metro e 90, un armadio. Oggi è emozionatissimo: «Sono venuto a prendere mio figlio! Ma la Tv è spenta? Non guardate il Columbia?». Arriva anche l’altro papà. Stessa domanda, stessa emozione. «Su quella navicella spaziale c’è il primo astronauta israeliano! Stiamo scrivendo la storia!». Accendo la Tv. I bambini che stavano giocando col geomag si avvicinano curiosi, contagiati dall’eccitazione dei papà. È iniziato il conto alla rovescia. Su quella navicella c’è il nostro Ilan Ramon, 48 anni, sposato, 4 figli, pilota di caccia, figlio di sopravvissuti alla Shoah, ha voluto portare con sé un disegno della Terra vista dalla Luna immaginata da Peter Ginz, un ragazzo ebreo di 14 anni, chiuso nel campo di concentramento di Teresienstad e un antico Rotolo della Torah di Yoiachin Yosef, ebreo olandese sopravvissuto alla Shoah, oggi capo-staff dell’esperimento spaziale israeliano.
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