35 ore? Un disastro per i lavoratori
Parigi, Martine Aubry, figlia di Jacques Delors è la “madre” della legge che in Francia ha ridotto a 35 le ore di lavoro settimanali. Il primo obiettivo della legge del 1997 era la diminuzione della disoccupazione; nel periodo 1997/2001 i lavoratori dipendenti nel settore privato sono passati da 13,5 milioni a 15,4 milioni ma, per il Commissariat général du Plan, la legge sulle 35 ore avrebbe creato solo 265mila posti di lavoro tra il 1997 ed il 2000, mentre nello stesso periodo il mercato ne creava 1,7 milioni. Il costo della legge sulle 35 ore è di qualche migliaio di miliardi delle vecchie lire. Doveva migliorare la qualità della vita, ma l’annualizzazione degli orari ha significato una drastica diminuzione degli straordinari, con un’importante perdita del potere d’acquisto per impiegati e operai che, lavorando meno, guadagnano meno. Ma non tutti trovano negativa la legge; le aziende hanno ottenuto una più grande flessibilità del loro personale ed i quadri, con un reddito medio/alto, dei giorni di ferie supplementari come compensazione alle ore “in eccesso”, senza perdita nel loro potere d’acquisto. Se paragonata al mercato la legge sulle 35 ore non ha creato che pochi posti di lavoro, pagati molto cari, e le persone che avrebbero dovuto beneficiarne sono furiose perché ora
sono più povere
Gianluca Arrigoni
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