40 giorni & 40 notti
A Matt, le donne continuano a spezzare il cuore. Per rimediare, decide di fare voto di castità per 40 giorni.
Un altro film a sbeffeggiare la Chiesa. E poco importa che il filmetto non abbia pretese “culturali”. Anzi. 40 giorni & 40 notti è pericoloso quanto un Amen per due motivi. Perché prende di mira un target definibile e malleabile (i ragazzi dai 16 anni in su), accattivandoseli attraverso belle immagini, musiche, ragazze, e perché sommerge il pubblico non solo dei più triti luoghi comuni sulla Chiesa (compresa l’equazione cattolico = sfigato) ma li innerva anche di una superficialità sulle cose delle vita, da rendere sgomenti. Un ragazzo belloccio decide di astenersi da qualsiasi attività sessuale.
Questo perché, attraverso questa privazione, Dio potrà donargli su un piatto d’argento quel particolare femminile che tanto agogna. Un film vacuo ma appariscente, volgare oltre ogni limite, poverissimo nella psicologia di ragazzi che paiono solo pensare ad una cosa. Quella cosa. E falso come il demonio.
Perché il sacrificio non è privazione. Perché la preghiera non è la supplica di un desiderio irrealizzabile. E perché i veri cattolici, non sposati, hanno qualche migliaio di giorni e notti in più da spendere senza donna.
di M. Lehmann
con J. Hartnett, G. Dunne
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