Quel sassolino nella scarpa dei Ds
I gravi fatti di Milano (arresti di militanti con l’accusa di finanziamenti illeciti al Pci, ndr) scuotono la coscienza degli iscritti al Pds e sono visti dall’opinione pubblica come manifestazione della crisi del sistema politico fondato sui partiti nel loro insieme. (…) È stato sbagliato sostenere l’estraneità del Pds ai fatti di Milano (…). Noi abbiamo tutti gli elementi necessari per riflettere sul significato politico di quei fatti e per dedurne i lineamenti di un radicale processo di autoriforma dei partiti e di riforme istituzionali. Nello sfascio generale non può esserci salvezza per noi. Se si vuole andare al cuore del problema, bisogna guardare al problema specifico del finanziamento dei partiti. È giusto dire che il Pci-Pds era ed è l’unico partito italiano ad avere cospicue capacità di autofinanziamento: sottoscrizioni, feste, iscritti veri e paganti (…). Questa è però solo una faccia della realtà. L’altra è quella di altri tipi di finanziamento cui il Pci ha fatto ricorso in una fase lontana della sua storia e che erano legati anche ai suoi rapporti internazionali, formatisi nel corso della lunga lotta contro il fascismo. Tale pratica si è tuttavia ingiustamente protratta, in aperta contraddizione con le scelte di autonomia nella collocazione internazionale del partito. Ottenuto il finanziamento pubblico dei partiti, il Pci ha continuato a ricercare altre forme di finanziamento, in legame alla crescita abnorme di spese (di cui quella degli apparati è certamente assai inferiore rispetto a quella legata agli strumenti di informazione di massa – tv, giornali – che il Pci ha cercato di avere). Questo ha causato l’esistenza, nel Pci, di un ambito più o meno esteso di iniziativa finanziaria, gestita sempre e solo da pochissime persone. Il Pci è vissuto così al di sopra delle proprie possibilità ed era indotto a ricorrere anche a forme non sempre trasparenti di finanziamento (…). Se il Pds parte da un’analisi credibile del passato e delle ragioni dei fatti di oggi, allora anche le sue proposte di autoriforma in generale, di riforma dei partiti e della politica appaiono più credibili”.
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