dal mondo
Scrive il Washington Post che negli ultimi due anni “la Casa Bianca ha fatto modificare almeno due dozzine di trasmissioni delle sei principali reti tv nazionali per conferire loro un più forte contenuto antidroga”.
In cambio, Clinton ha esentato le tivù dall’obbligo di pubblicità gratuita per le campagne antidroga statali, che sarebbe costato alle medesime 22 milioni di dollari (42 miliardi di lire) per il mancato utilizzo commerciale dei relativi spazi pubblicitari.
I quali invece sono anzi tornati disponibili per gli inserzionisti paganti. La stampa e i commentatori politici italiani, sempre molto sensibili quando si tratta dei rapporti fra televisione e politica (vedi alla voce: Berlusconi), hanno minimizzato la notizia, criticando più che altro l’interferenza censoria, che però è riabilitata dalla materia su cui si è esercitata: la droga. Nemmeno un accenno all’eventualità che da oggi in avanti i sei network televisivi Usa più popolari dovranno pur mostrare una certa riconoscenza verso l’uomo politico che ha permesso loro di trasformare 42 miliardi di passivo in 42 miliardi di entrate.
Forse perché Clinton è l’amico Bill, uno degli invitati del summit riformista di Firenze? Di certo, non è Berlusconi.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!