Catastrofe giustizia, lotterie scolastiche, programmi rieducativi e super multe

Di Tempi
26 Gennaio 2000
Catastrofe giustizia, lotterie scolastiche, programmi rieducativi e super multe

La Repubblica dei giusti (e dei migliori) Mercoledì 12 gennaio il procuratore generale Antonio La Torre ha aperto l’anno giudiziario con l’annuale relazione sullo stato di salute della giustizia italiana. I dati relativi ai primi sei mesi del 1999 parlano di un aumento di tutti i tipi di reati rispetto a un anno prima: omicidi volontari consumati e tentati +13,5%; lesioni personali volontarie +11,1%; maltrattamenti in famiglia verso i fanciulli +11%; rapine +11,3%; estorsioni +13,5%; associazione per delinquere +10,9%; minorenni denunciati +16,6%. Le ragioni di una tale situazione sarebbero da ricondurre alla lentezza della giustizia italiana che subisce il più alto numero di ricorsi e condanne davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo: “un’autentica Caporetto” ha detto La Torre. Per la lentezza dei suoi procedimenti giudiziari, inoltre, l’Italia esporta processi civili (all’estero risolvibili più velocemente) e importa processi penali: chi intende delinquere in Italia ha più possibilità di evitare sanzioni.

Da 8 anni i magistrati dettano tempi, modi e regole della vita politica e sociale italiana e regolarmente, ad ogni bilancio dell’attività giudiziaria, dobbiamo constatare, la disastrosa situazione, ogni volta più catastrofica, della giustizia italiana. La Torre arriva ad augurarsi che l’Unione europea non adotti “a carico dell’Italia la più grave delle sanzioni: ossia sospenderla dal diritto di voto e in pratica emarginarla dal consesso europeo”. Mica male come risultato per una categoria che, come ebbe a dire Piercamillo Davigo, rappresenta “la parte migliore del paese”.

Baby-gang. Lupi contro la linea filo-procuratori In settimana, la Procura di Milano in merito all’emergenza delle “baby-gang” ha lanciato il “programma Minotauro” che intende recuperare i giovani che compiono reati avviandoli a colloqui con equipe di assistenti sociali e pedagogisti che possano valutare la personalità del ragazzo e stabilire quali interventi adottare. Per i maggiori di 14 anni sono previsti anche confronti diretti con le loro vittime. L’iniziativa ha trovato il plauso anche del Comune di Milano che ha garantito il suo sostegno.

Ha ragione l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano Maurizio Lupi, come ha scritto sul Corriere della Sera incassando repliche poco convincenti da don Gino Rigoldi e Milly Moratti e come ribadisce a Tempi: “Anch’io potevo essere uno di loro. Smettiamola di fare i sociologi. Il problema è se in una città o in un paese ci sono luoghi dove un ragazzo possa incontrare qualcosa di interessante per la vita. Questi luoghi dobbiamo aiutare a costruire non le chiacchiere e le analisi allarmistiche sulle baby gang”.

La ruota della fortuna scolastica Settimana scorsa la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il bando del concorso rivolto ai docenti con almeno 10 anni di anzianità per conseguire un riconoscimento di professionalità e conseguente incentivo economico di 6 milioni annui (500mila lire lorde mensili). Il concorso consisterà in un triplice esame che attribuirà 100 punti: curriculum (25 punti), soluzione di 100 quiz a risposta multipla (25 punti), prova pratica con lezione in aula con gli alunni o, in alternativa, lezione simulata (50 punti). Le domande dovranno essere presentate entro il 25 febbraio e la valutazione dovrà essere fatta entro il gennaio 2001. Secondo una stima del ministero della Pubblica Istruzione sono circa 540mila gli insegnanti che avrebbero i requisiti per partecipare al concorso, ma solo il 20% (circa 150mila docenti) verrà premiato con la qualifica professionale.

Il provvedimento ha scatenato molte polemiche tra le associazioni di categoria. In effetti, a parte la pretesa di stabilire la professionalità di un docente, conseguita in anni di lavoro, attraverso prove a quiz e una lezione simulata e l’umiliazione impartita prendendo per la gola una categoria costretta a stipendi da fame, restano altri numerosi dubbi. Come verranno formate le commissioni? In base a quali principi qualcuno, magari per qualche centesimo di punto, accederà all’olimpo dei “super-professori” con tanto di patente e altri, magari per quanche centesimo di punto, verranno respinti con la patente di asino? È concepibile che lo Stato decida di misurare la professionalità degli insegnanti sulla base delle sue disponibilità di cassa per cui qualcuno, finiti i soldi,vedrà distrutta la credibilità conquistata in anni di lavoro in classe? E in futuro altri avranno la possibilità di tentare la fortuna o questo resterà un privilegio una tantum? La notizia offre, inoltre, l’occasione per aggiornare la mappa degli interessi sindacali nella scuola (vedi Tempi n° 2 13/19 gennaio 2000). La Cgil, infatti, ha immediatamente fatto sapere che organizzerà seminari con dispense e 700 quiz già risolti per tutti gli insegnanti che intendono provare il concorso e la Gilda degli insegnanti ha calcolato il valore dell’operazione. Considerato che il kit di sostegno della Cgil in vista del concorso è composto da: un fascicolo informativo del costo di lire 5.000; una dispensa da lire 60.000; non meglio identificati “seminari di supporto professionale per la riorganizzazione delle competenze” del costo di lire 50.000; una simulazione della prova dei quiz (con 700 quiz corretti) al costo di 140.000 lire. Per accedere però all’intero pacchetto formativo è obbligatorio iscriversi alla Cgil la cui tessera costa, mediamente intorno alle 200.000 lire annue. Considerato che il mercato potenziale è di 530.000 insegnanti la Gilda calcola che se la spesa sostenuta da ogni insegnante è anche solo di 200.000 lire (cioè il mero costo della tessera Cgil; oppure, per esempio, è anche doppia, ma sostenuta solo dalla metà dei docenti), l’affare diventa comunque di 106 miliardi. Anche alla lotteria dei 6 milioni, l’unico a vincere il superenalotto è il sindacato.

Le Edo-domeniche Mercoledì 12 gennaio il ministro dell’Ambiente Edo Ronchi ha annunciato che il prossimo 6 febbraio inizierà l’esperimento delle domeniche ecologiche con la chiusura di 30 città italiane (ma potrebbero essere 100) al traffico privato per almeno 8 ore (dalle 10 alle 18). Le “eco-domeniche” saranno 4 (la prima di ogni mese fino a maggio) e avranno carattere tematico: la prima sarà dedicata alla cultura, la seconda allo sport, la terza ai bambini e l’ultima alla musica.

Non solo quindi gli italiani si vedranno negato il diritto di utilizzare la propria automobile (per la quale al contrario pagano la tassa automobilistica per tutti i 365 giorni dell’anno), ma si dovranno anche sorbire le eco (o Edo) domeniche con programma ricreativo di Stato. A quando le adunate di massa in piazza per la ginnastica mattutina secondo la gloriosa tradizione del sabato fascista? Quasi quasi i milanesi finiranno per accettare volentieri lo stop alle auto imposto dalla Regione Lombardia: almeno in quel caso saranno appiedati dalle colonnine di rilevamento che sanciscono l’emergenza smog e non dai programmi di rieducazione predisposti dal governo nel tentativo di creare l’homo novus et ecologicus. La differenza tra realismo ed utopia spesso è più chiara nelle piccole cose.

Legalité, egalité…

Il Corriere della Sera di mercoledì 12 riportava la notizia di un automobilista fermato sull’autostrada A1 mentre sfrecciava a bordo della sua Ferrari a 274 km orari: 606mila di multa e ritiro della patente. Negli stessi giorni a un nostro collaboratore è stata notificata una multa per eccesso di velocità: un autovelox ha stabilito che viaggiava sulla superstrada Milano-Lecco a 131 all’ora a fronte di un limite fissato a 90 all’ora. Per il nostro collaboratore 606mila lire di multa, più 9.600 di spese postali. Totale 615.600 lire.

Ecco un bell’esempio di educazione alla legalità: secondo il codice della strada, infatti, chi infrange i limiti di velocità di oltre 40 km orari incorre in una sanzione di 606mila lire (contro le 242mila per chi compie un’infrazione di velocità tra i 10 e i 40 orari) e nel ritiro seduta stante della patente da 1 a 3 mesi, in caso di contestazione immediata, nell’obbligo di presentazione a un comando di polizia entro 30 giorni dalla notifica postale in caso di mancata “flagranza di infrazione”. Accade così che per l’automobilista della Ferrari che superava i limiti di 144 km all’ora e per il nostro collaboratore che li oltrepassava di 41 orari (cioè 1 solo chilometro oltre la fatidica soglia dei 40) la sanzione è la stessa: con un aggravio di 9mila lire di spese postali per il nostro collaboratore che , per fortuna, non è stato fermato. La legge è uguale per tutti. Ma spesso questo non basta perché sia anche giusta.

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