Dalle memorie di Prochorov
A metà del 1936 con un gruppo di giovani ingegneri sovietici venni mandato in viaggio d’istruzione in America, per studiare lo sfruttamento delle potenti elettromotrici. Alla fine del viaggio ci chiesero: “Ma dove volete andare? In Russia arrestano a più non posso quelli che hanno lavorato all’estero!”.
Io nell’ingenuità della mia giovinezza risposi: “La nostra prigione comunque è meglio della vostra. Da voi è come un serraglio, da noi ci sono le celle singole!”.
Bisognava proprio essere un bel ottimista per dare una risposta così stupida! Il capodanno del 1937 lo festeggiai in America e quello del 1938 in una cella delle Solovki. Ci chiamavano “i prigionieri del capitalismo”. Il processo era durato cinque minuti. Dieci anni di prigione piu cinque “sulle corna”. Non mi riconobbi colpevole.
Sia durante l’inchiesta che alle Solovki i funzionari della Sicurezza di Stato avevano un unico compito: uccidere l’umano nell’uomo. Spezzarci moralmente, trasformarci in bestie sottomesse.
“Tu non sei niente, sei una merda. Noi gli innocenti non li mettiamo dentro. L’NKVD non sbaglia!”.
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