Ma Giovanna che tipo era?
Chi non ricorda il “Non nobis” di Enrico V alla fine della battaglia di Azincourt? “Non a noi Signore, non a noi, ma al Tuo Nome dà gloria!”. Di rado una preghiera fu esaudita in modo più spettacolare, perché è indubbio che, se Enrico V e la sua “banda di fratelli” fossero stati massacrati dalla cavalleria francese, Jeanette Darc, nata a Domremy nel 1412, sarebbe divenuta una buona madre o una buona suora, contribuendo in modo oscuro ma prezioso a far rinascere una Francia esausta e vittoriosa dopo una guerra di quasi cento anni.
Invece, il conflitto secolare che vedeva la Corona britannica avanzare pretese su tutto il territorio francese, stava per volgere a una conclusione logica quanto scontata. Vittoriosi in campo militare, gli inglesi erano sopportati dai potentissimi borgognoni, si erano comprati l’appoggio di clero e intellettuali, e avevano instaurato un regime di terrore nella Francia occupata. Il Delfino, Carlo VII, figlio del re demente sconfitto ad Agincourt, attendeva con fatalismo la caduta dell’ultimo baluardo sulla Loira, Orleans; dopo di che sarebbe stata la fine. Eppure, come scrisse Hannah Arendt, “non è per nulla superstizioso, anzi è realistico cercare quello che non si può né prevedere né predire, esser pronti ad accogliere, aspettarsi dei ‘miracoli’ nel campo politico”.
Avviene dunque che una ragazza di diciassette anni, dichiari di essere lei, la misteriosa salvatrice della Francia di cui hanno parlato le profezie. Convince il feudatario locale, poi il Delfino, la corte e perfino la Chiesa della santità della sua missione e, ancor oggi pare incredibile, le viene affidato un esercito per liberare Orleans. Se, inizialmente, il suo ruolo è simbolico, Jeanne dimostra ben presto di saper cavalcare, tirare di scherma e di lancia. Posta a confronto con capitani professionisti quanto sfiduciati, dimostra un acume tattico e strategico fuori del comune e, in pochi giorni, dopo una serie di micidiali assalti, libera Orleans l’8 maggio 1429. Il 18 giugno, a Patay, sbaraglia l’esercito inglese con una leggendaria carica di cavalleria, vendicando Agincourt. Seguono vittorie e sconfitte, fino alla sua cattura, al processo, al rogo, il 30 maggio 1431.
Ora, se storicamente il suo ruolo di “madre della Francia” è indubbio, è molto più interessante scoprire il carattere di una ragazza divenuta mito. Regine Pernoud in “La spiritualità di Giovanna D’Arco” ha evidenziato come Fede, Speranza e Carità fossero in lei presenti a un livello puro ed essenziale. Eppure, chi la conobbe la descrive come una fanciulla normale, capace di filar la lana come di combattere, di lavare i piatti e fare la cena come si surclassare verbalmente i più dotti uomini delo suo tempo. Prega per ore e poi gioca a pallacorda (ossia a tennis) coi nobili; povera e fiera di esserlo, ama i bei vestiti; pudica come nessuno, sa scherzare coi soldati e tenerli al loro posto. C’è da meravigliarsi se tanti l’hanno amata? Il laico André Malraux disse che Giovanna “è viva nel cuore dei vivi”; l’inferno è dei mediocri.
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