Europa? No, Commonwealth
La visione britannica del governo sopranazionale è essenzialmente non anglosassone bensì anglo-normanna. I normanni (uomini del Nord) erano vichinghi stanziatisi in Normandia nel secolo X che protessero i franchi dagli altri vichinghi. Adottarono un dialetto francese, perfezionarono le nuove idee del feudalesimo e la sua tecnologia militare della cavalleria pesante. Nel 1066 Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, fu l’ultimo invasore di successo dell’Inghilterra e vi stabilì lo stato feudale europeo più sviluppato. Una generazione prima i figli minori come Roberto di Altavilla detto il Guiscardo andarono in Sicilia come liberi professionisti a servizio del Papa che donò loro il reame di Sicilia, come l’Irlanda sarebbe stata donata agli anglo-normanni. Il trucco in entrambi i casi era che prima le isole andavano conquistate. Dopo la conquista della Sicilia da parte di 200 cavalieri nel 1060 i normanni si spostarono a Levante dove fondarono il regno di Gerusalemme e si stanziarono fino a Edessa in Siria.
Consuetudini e leggi In Inghilterra i normanni accettarono la legge “comune” o “della consuetudine” degli anglo-sassoni che sopravvive a tutt’oggi ma misero in piedi la propria struttura nazionale da cui la legge comune era amministrata. In Sicilia, dove l’invasione normanna sfidava gli imperi orientale e occidentale (oltre che il mondo musulmano), i normanni gestirono con successo uno stato multiculturale, accettando il sistema legale locale, ma sovrapponendo ad esso il proprio sistema amministrativo per assicurare parametri di equità di trattamento.
Questo sistema parallelo permise inoltre al re di intervenire nelle corti dei suoi vassalli feudali. L’espressione fisica di questo sistema per amministrare uno stato cattolico/ortodosso/musulmano la si vede nella costruzione della cattedrale benedettina cluniacense di Monreale, fatta edificare da Guglielmo II e dalla sua anglo-normanna moglie Joanna, sorella di Riccardo Cuor di Leone. La chiesa è in stile romanico normanno. Il cristo greco Pantocratore che esibisce un testo latino in una mano e uno greco nell’altra è opera del miglior mosaicista di Costantinopoli. Le finestre sono decorate con bellissimi arabeschi. Questa era il tipico esempio di “chiesa nazionale” in un paese in cui gli editti reali erano emessi in latino, greco e arabo a seconda del bisogno, il re si vestiva come un basileus bizantino, parlava francese normanno, aveva un harem ed era protetto da una guardia di cavalieri cristiani e un’altra di negri musulmani, mentre i soldati di leva erano accompagnati da arcieri saraceni. È significativo che la parola araba “Zecca” rimanga in italiano, così come “Ammiraglio” è la forma latina per emiro.
Più devolution, meno corruzione La Sicilia avrebbe potuto essere un vero modello per quel pragmatismo britannico espresso architetturalmente nel disegno di Sir Edwin Lutyens della nuova capitale indiana, Nuova Dehli, negli anni ’20 del secolo scorso, con i suoi edifici monumentali ispirati a modelli britannici, indù e musulmani. Il governo attraverso l’impero di un quarto della popolazione del mondo era una volta culturalmente devoluto proprio come ora sta succedendo in Galles e Scozia. Molta parte dell’India ad esempio era autonomamente gestita da principi locali con un ufficiale politico britannico che consigliava e offriva un mezzo (anche giudiziario) di appello. Inclusi tutti i soldati non ci furono mai più di 200.000 britannici in India allo stesso tempo e quindi il controllo era psicologico e ogni parzialità e corruttela, pecuniaria o no, sarebbe stata fatale per il mantenimento non solo della “faccia” ma del controllo stesso dell’India. Numericamente pochi, come gli isolati cavalieri normanni in Inghilterra o i 200 che avevano la Sicilia in mano, ognuno dei giovani Commissari coloniali britannici di Distretto, controllava un’area in genere più grande della Sicilia e in media parlava 13 linguaggi indigeni. Avendo superato gli esami più difficili per il servizio nel governo britannico l’idea di corruzione sembrava e sembra a tutt’oggi inconcepibile.
Questo almeno, era lo scopo di quelle frustate, di quei bagni freddi e di quelle rigide gerarchie nella mia scuola da ragazzino.
Ora di fronte alla Unione Europea o alla Corte europea i britannici non vedono perché le leggi vadano standardizzate e perché debbano esistere grandi, inutili e inevitabilmente corrotte burocrazie. La diversità è più fruttifera e fiorisce nel proprio suolo culturale. Il controllo psicologico internazionale deve essere credibile e incorrotto.
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