Canone Rai. Non sono pago.

Di Addis Piero
01 Marzo 2000
Ufficio Reclame

“In ogni abbonato Rai ce ne sono tanti. Cerchiamo di accontentarli tutti”. Ecco il nuovo slogan della campagna per l’abbonamento alla tv nazionale, che ha vinto questi giorni un premio di categoria al prestigioso “Mezzominuto d’oro”, (festival pubblicitario creato da Mediaset che in questa edizione è costretta a premiare la concorrenza: onore al merito!).

La campagna in effetti è molto bella, anche se non è nuova: alcuni anni fa circolava nelle agenzie un commercial inglese per i preservativi Mates con lo stesso meccanismo ricalcato dalla campagna Rai: il protagonista pensa una cosa ma ne fa un’altra, mentre lo spettatore scopre i suoi pensieri attraverso i titoli in sovrimpressione. Negli spot Rai invece, messi a punto dalla McCann di Roma, il pensiero del protagonista è esplicitato dalla voce fuori campo. Il trattamento umoristico fa emergere gli spot nell’affollamento pubblicitario, creando consenso intorno al marchio. E suscitando una domanda: “Oddio, avrò pagato il canone?”. Ed essendo anch’io come il protagonista, un po’ Dr. Jekyll, un po’ Mr. Hyde, non ho ancora deciso se pagarlo: i vantaggi, pubblicitariamente parlando, non li conosco. Gli svantaggi, oltre alle sanzioni previste dalla legge, sono gli stessi programmi. Di una noia pressoché mortale.

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