Altro che cancellazione del debito estero!

Di Tempi
19 Aprile 2000
Il grafico della settimana

Per non essere da meno dei colleghi europei che annunciavano mirabolanti cancellazioni del debito estero dovuto loro dai paesi poveri e per riprendersi un po’ dalla delusione di essere stato gabbato da Gheddafi che prima gli aveva promesso di usare toni morbidi e poi invece è intervenuto col suo discorso più platealemente antiamericano ed antieuropeo degli ultimi anni, al summit euro-africano del Cairo della settimana scorsa Massimo D’Alema ha pubblicizzato per l’ennesima volta i “meriti” degli ultimi governi di sinistra nei confronti del Terzo mondo: 1.500 miliardi di lire di debiti già condonati e un progetto di legge che prevede di annullarne altri 3.000. Molto meno dei 7 milioni di dollari di cui il francese Chirac ha annunciato la cancellazione, ma il punto non è questo: quel che D’Alema si è dimenticato di dire è che l’Italia della sinistra solidale ed internazionalista stanzia per il Terzo mondo poco più della metà di quanto all’inizio degli anni Novanta stanziavano i governi del vituperato Caf. Che avranno anche usato quei fondi per finanziare se stessi o le imprese amiche (però un processo come si deve sulla vicenda non è stato finora mai celebrato, probabilmente perché anche le cooperative rosse ci lascerebbero le penne), ma che certamente hanno trasferito nei paesi africani più risorse dei signori che governano adesso.

I numeri parlano chiaro: nel 1992 l’aiuto pubblico allo sviluppo (aps) italiano ammontava a una cifra pari a 4.122 milioni di dollari, nel 1998 (ultimo dato disponibile) è sceso a 2.356 milioni, cioè poco più della metà. I fondi direttamente gestiti dal ministero degli Affari esteri (Mae) sono diminuiti in proporzione: ammontavano a 1.429 miliardi di lire nel 1993, poi nella seconda metà degli anni Novanta si sono attestati attorno ai 700 milioni, e solo per quest’anno supereranno quota 1.000 in quanto vi sono stati riversati alcuni fondi non utilizzati degli anni precedenti. Se poi volessimo esaminare i dati relativi alla percentuale di prodotto interno lordo (pil) equivalente agli stanziamenti annuali di aiuti al Terzo mondo (che nel grafico non sono riportati), scopriremmo che sotto i governi della sinistra l’Italia è retrocessa anche in questa classifica. Nel 1992, infatti, l’aps italiano equivaleva allo 0,34 per cento del pil nazionale e poneva l’Italia all’ottavo posto fra i 21 paesi dell’Ocse; sei anni dopo il dato è sceso allo 0,2 per cento, che ci assegna il penultimo posto in classifica seguiti soltanto dagli Stati Uniti (che stanziano per i paesi poveri la miseria dello 0,1 per cento del loro pil). Ma almeno gli americani non vanno in giro a vantarsi di inesistenti gesti di generosità verso i paesi più poveri.

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