Altro che cancellazione del debito estero!
Per non essere da meno dei colleghi europei che annunciavano mirabolanti cancellazioni del debito estero dovuto loro dai paesi poveri e per riprendersi un po’ dalla delusione di essere stato gabbato da Gheddafi che prima gli aveva promesso di usare toni morbidi e poi invece è intervenuto col suo discorso più platealemente antiamericano ed antieuropeo degli ultimi anni, al summit euro-africano del Cairo della settimana scorsa Massimo D’Alema ha pubblicizzato per l’ennesima volta i “meriti” degli ultimi governi di sinistra nei confronti del Terzo mondo: 1.500 miliardi di lire di debiti già condonati e un progetto di legge che prevede di annullarne altri 3.000. Molto meno dei 7 milioni di dollari di cui il francese Chirac ha annunciato la cancellazione, ma il punto non è questo: quel che D’Alema si è dimenticato di dire è che l’Italia della sinistra solidale ed internazionalista stanzia per il Terzo mondo poco più della metà di quanto all’inizio degli anni Novanta stanziavano i governi del vituperato Caf. Che avranno anche usato quei fondi per finanziare se stessi o le imprese amiche (però un processo come si deve sulla vicenda non è stato finora mai celebrato, probabilmente perché anche le cooperative rosse ci lascerebbero le penne), ma che certamente hanno trasferito nei paesi africani più risorse dei signori che governano adesso.
I numeri parlano chiaro: nel 1992 l’aiuto pubblico allo sviluppo (aps) italiano ammontava a una cifra pari a 4.122 milioni di dollari, nel 1998 (ultimo dato disponibile) è sceso a 2.356 milioni, cioè poco più della metà. I fondi direttamente gestiti dal ministero degli Affari esteri (Mae) sono diminuiti in proporzione: ammontavano a 1.429 miliardi di lire nel 1993, poi nella seconda metà degli anni Novanta si sono attestati attorno ai 700 milioni, e solo per quest’anno supereranno quota 1.000 in quanto vi sono stati riversati alcuni fondi non utilizzati degli anni precedenti. Se poi volessimo esaminare i dati relativi alla percentuale di prodotto interno lordo (pil) equivalente agli stanziamenti annuali di aiuti al Terzo mondo (che nel grafico non sono riportati), scopriremmo che sotto i governi della sinistra l’Italia è retrocessa anche in questa classifica. Nel 1992, infatti, l’aps italiano equivaleva allo 0,34 per cento del pil nazionale e poneva l’Italia all’ottavo posto fra i 21 paesi dell’Ocse; sei anni dopo il dato è sceso allo 0,2 per cento, che ci assegna il penultimo posto in classifica seguiti soltanto dagli Stati Uniti (che stanziano per i paesi poveri la miseria dello 0,1 per cento del loro pil). Ma almeno gli americani non vanno in giro a vantarsi di inesistenti gesti di generosità verso i paesi più poveri.
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