Spezzeremo le reni alla Danimarca!
Il Corriere della Sera ci ha fatto sopra addirittura la vignetta di prima pagina il 10 aprile, con un D’Alema cappelluto a fianco di un Berlusconi spelacchiato e la legenda “Uomini e PIL”: la nuova previsione della Commissione Europea sulla crescita del prodotto interno lordo (pil) italiano, stimata per quest’anno a più 2,7 per cento, ha mandato in sollucchero gli ingenui e fornito un argomento striminzito alla propaganda governativa. In realtà basta raffrontare il dato della crescita italiana con quello degli altri paesi dell’Unione Europea (UE) per rendersi conto che il risultato previsto per l’Italia non è incoraggiante, ma preoccupante, perché quasi tutti crescono più di noi. Questo semplice raffronto però il Corriere della Sera sembra non avere avuto il tempo o la voglia per farlo.
Le stime della Commissione Europea non lasciano adito a dubbi: sia quest’anno che l’anno prossimo la crescita del pil italiano sarà superiore soltanto a quella della Danimarca, fissata al 2 per cento quest’anno e al 2,1 l’anno prossimo. I danesi, però, possono vantare un tasso di disoccupazione del 4,2-4,4 per cento, contro il 10,9-10,4 per cento previsto per l’Italia nel biennio 2000-2001. Per il resto tutti ci sono superiori: la crescita irlandese (7,5%) sarà più del triplo di quella italiana, quella olandese (4,1%) sarà superiore del 50%, quella greca e quella svedese (3,9%) del 44%, quella spagnola (3,8%) del 40%, e così via.
I problemi che all’Italia deriveranno da questa scarsa crescita all’interno dell’UE sono seri, e si possono desumere dalla lettura del documento di 45 pagine prodotto dalla Commissione, dove sono definite le linee generali di politica economica che si chiede agli stati membri di rispettare. Scrive la Commissione che, per garantire la “salute” dei conti pubblici e degli indici macroeconomici, a medio termine la crescita della spesa pubblica dei singoli stati dovrà attestarsi ben al di sotto della crescita reale del pil, e lo stesso dicasi dei salari: il loro aumento dovrà essere coerente con la crescita della produttività del lavoro e la stabilità dei prezzi. Ne discende che in Italia nei prossimi anni lo Stato dovrà, fra le altre cose, limitare i suoi investimenti in infrastrutture e opere pubbliche e che gli stipendi degli italiani cresceranno col contagocce. Anche i previsti tagli alle pensioni saranno tanto più dolorosi quanto meno sarà forte la crescita: poco pil, poco gettito tributario. Insomma, per gli italiani le sofferenze non sono affatto finite.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!