Così parlo De Mauro

Di De Mauro Tullio
10 Maggio 2000
Ecco cosa pensa degli insegnanti il nuovo ministro della Pubblica istruzione

“Più volte negli non anni, ma (ahimè) decenni mi è accaduto di sostenere la necessità che nell’intero sistema formativo italiano, dall’università alle fondamentali scuole dell’infanzia, si introducessero principi di valutazione e di conseguente differenziazione dell’acquisizione di risorse pubbliche: valutazioni continue di efficienza delle istituzioni e valutazioni periodiche della qualità, del merito, dei docenti.

Le prime volte che queste idee furono esposte in ‘Riforma della scuola’, ma anche da altri, come Carlo Bernardini di Repubblica, le reazioni furono irosi ruggiti che andavano dalla sinistra politica e sindacale alla destra vandeana. Poi un po’ alla volta le cose sono cambiate. Si è capita la necessità di un servizio nazionale di valutazione per le scuole ed è uno dei non pochi meriti di Luigi Berlinguer averne realizzato l’istituzione.

Da quest’anno saremo fuori dalla mera progettazione, in pieno funzionamento e c’è da augurarsi che funzioni bene, affidato com’è alle cure di una persona esperta, saggia e decisa come Benedetto Vertecchi. I nuclei di valutazione che le università vanno istituendo sono un primo passo, modesto e incerto, nella stessa direzione.

La grande novità, non solo italiana, ma internazionale, è stata l’accettazione della valutazione di merito degli insegnanti: solo alcuni pochi paesi si preparano a seguirci su questa strada, se, come mi auguro, la percorreremo.

Mi rendo conto della difficoltà e delicatezza delle valutazioni di merito personale a ogni livello. Per come si è svolta, la vistosa rivolta degli insegnanti contro il progetto di valutazione concordata dal governo e dai sindacati e, quindi, contro il concorsone, mi fa pensare che l’obiettivo critico fosse non tanto la modalità con cui la valutazione differenziale si avviava, ma il principio stesso della differenziazione di carriere e di emolumenti. E’ mancata probabilmente una più ampia e seria discussione e maturazione di convinzioni nelle scuole, tra gli insegnanti, negli organi di autogoverno.

Forse non tutto è perduto, forse il principio può ancora essere salvato riaprendo una fase di progettazione dei modi in cui acquisire elementi di valutazione e utilizzarli ai fini della differenziazione degli stipendi dei docenti”.

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