Uni-verso

Di Contri B. Giacomo
10 Maggio 2000
Simplicissimus di Giacomo B. Contri

Dai giornali la lieta novella: “Così nacque l’universo” (da Corsera), con la notizia di una recente “foto” astrofisica del Big Bang, l’esplosione che dodici milioni di anni fa ha fatto “l’universo”, quello fisico. Non sono indifferente ma non mi batte il cuore. Il mio cuore-intelletto batterebbe se la novella riguardasse quando nacque, se nacque, se nascerà, e a che condizioni, l’universo umano, che è l’unico caso per il quale accetto di spendere propriamente la parola “universo”. Perché esista un tale universo non basta la totalità numerico-anagrafica dei nati, neppure se viventi allo stato di organizzazione. Se nacque, quando? Quando Dio, fatti Adamo ed Eva, diede loro mandato di dare i nomi alle cose? Quando diede mandato ad Abramo, ossia la prima alleanza? Quando i persiani tentarono un impero universale, e poi Alessandro, infine i Romani? Con Gesù, ossia la nuova alleanza? Con l’imperialismo contemporaneo? Neppure considero il “villaggio globale”, perché in provincia non c’è universo. Il punto è questo: si può dire che c’è universo umano non se ci sono tutti gli uomini, ma se c’è uni-verso: ciò significa che c’è verso, o senso, se c’è verso-uno. Lo ha già detto perfettamente Dumas nei Tre Moschettieri: tutti per uno, uno per tutti.

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