La new economy del seme
Un depliant e un sito Internet. Per adesso la pubblicità di Cryos, banca danese del seme, è tutta qui. Ma non si esclude che in futuro la multinazionale degli spermatozoi che fattura già una barca di corone decida di investirne una parte anche in tv e in altre forme di pubblicità classica.”Non avete figli? Nessun problema, da oggi basta un dito: chiamate il numero verde in sovraimpressione e scegliete il modello che preferite; biondo, altezza stimata 1,85, occhi blu. Se invece lo volete nero con due spalle così, niente di più facile. Ordinate subito una fiala di seme extra da 5 ml, consegna garantita entro 48 ore in tutto il mondo. Isole comprese!” Questo potrebbe essere verosimilmente il testo di uno spot di 30 secondi della fabbrica di bambini, in onda tra quelli di merendine, detersivi, pannolini eccetera. Un’ipotesi raccapricciante. Ma la realtà non è molto diversa: nel depliant, che viene consegnato ai clienti che vogliono un figlio attraverso la fecondazione eterologa, ci sono allegri bambini di tutte le razze, le garanzie sui donatori (ovviamente anonimi), le informazioni di carattere economico e naturalmente il marchio (tre spermatozoi che ridono) con tanto di slogan: “Cryos, International Sperm Bank, facciamo lavorare molto le cicogne”. Sulle pagine web non mancano gli sconti, le occasioni da prendere al volo, le offerte promozionali. Come in un depliant di frigoriferi, di automobili si parte da un modello base (seme reserve, di qualità più scadente) fino a quello super lusso con tutti gli optional (seme extra con un esercito di spermatozoi dalla vivacità incontenibile). Ma questo è solo l’inizio. Se si scatena la concorrenza (in America le banche del seme sono oltre150) assisteremo, dopo quella dei telefoni, delle OPA, degli aerei, a un’altra interminabile saga. Anzi sega.
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