Pago in Euro, ma lo voglio Trans
L’ingegneria genetica è l’insieme delle tecniche che consentono di modificare le caratteristiche genetiche degli organismi, cioè le informazioni che si trovano nel nucleo di tutte le cellule degli organismi viventi, dai batteri all’uomo. Ogni gene può essere paragonato a un libro, su cui sono scritti ordini precisi. La manipolazione genetica funziona più o meno come il “taglia e incolla” del computer, prendi un gene da una parte, lo incolli dall’altra e provi a vedere se quello che hai fatto ha un senso.
Il gene è l’anima del commercio In questo modo nascono le biotecnologie ovvero l’uso di organismi viventi allo scopo di produrre quantità commerciali di prodotti utili, oppure per migliorare le caratteristiche di piante e animali: detta così sembra roba da delinquenti, ma i vaccini, ad esempio, sono prodotti nello stesso modo, anche se quel “commerciali” dà subito l’idea che ci sia qualcuno che ci lucra.
E i cibi transgenici? Il meccanismo è sempre quello: gli Organismi Geneticamente Modificati (ogm) sono esseri viventi (batteri, piante o animali), ai quali è stato modificato, grazie a procedimenti biotecnologici, il patrimonio genetico allo scopo di ottenere caratteristiche particolari, che non sono attualmente presenti in natura. Lo scopo è, ovviamente, la maggiore produttività: è stato valutato che mais, colza, soia transgenici permettano di ottenere raccolti più abbondanti di circa il 10 per cento, soprattutto in virtù della riduzione delle perdite provocate da insetti, virus, e agenti chimici. Lo stesso vale per gli animali: l’obiettivo è che crescano più rapidamente o producano, per esempio, più carne o diano latte più nutriente.
Le api-Frankenstein e i controlli di sicurezza Ue e Usa Per ora comunque animali transgenici, a parte una razza di api inventata dai soliti giapponesi, in giro non ce ne sono.
Ma la domanda è: fino a dove si arriverà? Ad oggi gli ogm autorizzati dagli organi di controllo dell’Unione Europea e degli Stati Uniti sono definiti sicuri, perché vengono sottoposti a controlli molto severi da apposite commissioni che verificano l’innocuità dei prodotti per i quali viene richiesta l’autorizzazione, sia sulla salute dell’uomo, sia sulla salute degli animali, sia sull’equilibrio dell’ecosistema. Nessuno però è in grado di dimostrare se tra 50 o 100 anni quello che è innocuo oggi lo sarà ancora (neanche il contrario evidentemente). Ad esempio, è stata ventilata l’ipotesi che una varietà di mais geneticamente modificato che contiene un gene legato alla resistenza a un antibiotico, potesse provocare a catena la resistenza in chi lo consumasse: trenta comitati scientifici di tutto il mondo hanno riconosciuto la salubrità di questo mais transgenico. E le autorità sanitarie di Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone hanno approvato la varietà perché l’hanno riconosciuta sicura.
Più business per l’ortolano ingegnere La diffusione delle colture transgeniche è in rapida crescita: nel 1996 gli ettari coltivati in tutto il globo con colture geneticamente modificate erano meno di 3 milioni; nel 1998 hanno raggiunto i 28 milioni e si prevede che nel 2000 saliranno a 60 milioni e più. Tornare indietro adesso è praticamente impossibile, neanche a Don Chisciotte verrebbe in mente. Per quanto riguarda i prodotti autorizzati, la soia è certamente la coltura più diffusa insieme a colza, tabacco, riso, cotone, patata, mais, zucca, pomodoro: la biotecnologia in verità consente già la possibile produzione di fragole, banane, broccoli a maturazione lenta; piselli più dolci; latte da mucche trattate con ormone della crescita ingegnerizzato; riso arricchito di vitamina A; un sostituto del burro di cacao ottenuto da raspi d’uva ingegnerizzati; pepe più dolce; viti da vino di alta qualità; mini-meloni senza semi; mini-carote. Allo studio varietà di mais resistenti a virus, insetti, funghi. In fase avanzata la ricerca su lattuga, meloni, pomodori resistenti a virus e varietà di cotone e riso resistenti agli insetti. Come spesso accade, le ragioni del business sono molto forti: se il prodotto costa poco e rende, il margine di tolleranza sulla sicurezza si può discutere; dall’altra parte, anche se il prodotto è sicuro ma mi danneggia commercialmente, l’unico modo per difendersi è insinuare il dubbio che così sicuro poi non è.
Bruxelles inventa l’etichetta per gli “Ogm” ma la prudenza (e la chiarezza legislativa) non è mai troppa…
Che la situazione sia realmente in fase di sviluppo (leggi battaglia feroce), lo dimostra anche la legislazione vigente: l’Unione Europea ha emanato direttive che riguardano in particolare l’informazione al consumatore (etichettatura), senza stabilire soglie di presenza o eventuale tolleranza: è obbligatorio segnalare per il produttore la presenza di ogm sull’etichetta. Ma se è arrivato sullo scaffale, vuol dire che male non fa. E allora perché ci minacciano? È evidente che la giusta prudenza in materia di sicurezza unita alle meno trasparenti considerazioni economico-produttive di cui sopra in questo momento non consentono la giusta chiarezza legislativa per affrontare compiutamente l’informazione e il relativo consumo di questi prodotti.
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