Sanmafioso

Di Contri B. Giacomo
19 Aprile 2000
Simplicissimus

Ce l’ho con Buscetta, e con tanti. Se n’è andato un Sanmafioso – con ricadute se non finalità politico-morali a futura memoria, benché ormai non più giudiziaria – analogo al Santo Bevitore di Roth: non mi convinceva questo, ora quello. Il Pubblicano evangelico è altra stoffa: nella sua denuncia del proprio delitto, ha interrotto la coerenza col delitto, pur continuando a compierlo, mentre gli altri due hanno conservato la coerenza o continuità. È la figura retorica detta “ossimoro”: Sanmafioso, Santobevitore. Dio ci salvi da certe coerenze! E qui c’è una vittima in più: sono le frasi – a condizione di rettificarle – che risultano scritte da Buscetta, frasi che nessuno ha valorizzato, chiunque le abbia scritte. Le riferisco come riferite dai giornali: “la morte… ora che il tempo è venuto mi sembra un regalo”; “Per me la morte è stata come l’ombra in un giorno di sole. Da mafioso (ambiguità della cattiva coerenza: reggerebbe se fosse “da soldato”, ndr) sapevo che dovevo farmene una compagna”. Ristabilita l’orto-dossia, otteniamo parole preferibili a quelle di Pavese, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, che dice la morte come condanna e melanconia, anziché come “sorella morte” francescana, e poco o tanto freudiana.

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