L’Italia degli Oscar ? I sette anni di piaghe d’Egitto
Intervista di Maurizio Zottarelli a Filippo Mancuso Da cinque anni, da quando con un atto senza precedenti subì una sfiducia ad personam e fu dimissionato da ministro della Giustizia del governo Dini per aver ordinato un’ispezione alla procura di Milano, l’onorevole Filippo Mancuso conduce la sua personale e simbolica battaglia contro l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che considera, oltre che il mandante delle sue dimissioni, anche il regista occulto della politica di Palazzo romano degli ultimi anni. In occasione delle sue dimissioni, Mancuso tenne un lungo discorso in Parlamento precedentemente distribuito alla stampa. In aula però, rinunciò a pronunciare un paio di paginette al vetriolo dedicate proprio a Scalfaro. Per giorni infuriarono le polemiche e dal segretariato generale del Quirinale vennero commenti durissimi, tra i quali quello di Tanino Scelba, allora portavoce di Scalfaro, che parlò di “avvertimento mafioso”. Mancuso querelò per diffamazione e nei giorni scorsi è arrivata la sentenza che condanna Scelba al risarcimento di 200 milioni al senatore ed ex ministro di Forza Italia.
“Più dei 200 milioni comunque a me interessa la vittoria morale. Del resto, quella dichiarazione non fu un atto privato, ma un atto funzionale a un incarico che gli era stato affidato e che Scelba svolse in maniera tanto maldestra da subire personalmente questa condanna risparmiandola al segretariato generale della Repubblica”.
Per questo ora farà ricorso contro la sentenza che non ha accolto la sua richiesta danni da parte del segretariato generale della Repubblica? Certo. Perché quello di Scelba fu un atto d’ufficio e quindi deve pagare l’amministrazione.
Il suo sdegno nei confronti dell’ex presidente della Repubblica proprio non si placa…
Scalfaro deve realizzare l’antico detto biblico “a ogni giorno la sua pena”. Come nel caso della nomina alla Corte costituzionale, da parte dell’ex presidente della Repubblica, di Fernanda Contri senza che quest’ultima ne avesse i titoli (la legge prescrive infatti che gli avvocati per essere nominati alla Consulta abbiano vent’anni di professione alle spalle. Periodo che, al momento della nomina, la Contri non aveva ancora assommato, ndr) nel quale con le incredibili scuse addotte hanno dimostrato oltretutto un’assoluta mancanza di stile nel gestire i loro traffici. Molti dei problemi, giudiziari, politici, amministrativi, elettoralistici, partitici, di questo paese di volta in volta si vede che sono la diretta conseguenza di qualche scelta o azione di Scalfaro: chi è dietro a questa vicenda che sta mettendo in difficoltà la corte costituzionale? Lui. Chi è all’origine del processo a Berlusconi finito nei giorni scorsi? Lui. Chi è dietro al mio modesto caso di diffamazione? Lui. Chi è dietro le mie dimissioni da ministro di Grazia e Giustizia? Lui. Chi è all’origine dell’attuale drammatica crisi della politica italiana? Lui. Chi ha disgregato le regole e corrotto gli interessi della nazione? Lui. Chi ha costituito e sciolto governi ogni volta che gli è piaciuto? Lui. Il nostro paese porta le conseguenze dei veleni di sette anni sotto questo signore superbo e vanesio. Una specie di faraone che ha regalato all’Italia sette anni di piaghe d’Egitto.
L’assoluzione di Berlusconi in fondo è anche una vittoria per Mancuso, ministro della Giustizia dimissionato per aver chiesto un’ispezione alla procura di Milano: forse visti i risultati non aveva tutti i torti…
Avevo ragione io, sì. E torto loro. Tangentopoli è stato un disastro per la legalità, un disastro per la democrazia, un disastro per la giustizia e per molte persone che ci hanno anche rimesso ingiustamente la vita. E’ stato un passaggio funebre del nostro paese. Con l’impostura ulteriore che viene sempre evocata, anche se ormai sempre più debolmente, come una grande risorsa di moralità. E questa è una responsabilità politica della sinistra che si è agganciata a questo evento cercando di sfruttarlo finendo per esserne trascinata a fondo con la giustizia italiana. La vicenda Berlusconi è importante soprattutto per questo: perché condanna il fenomeno tangentopoli nella sua globalità: cause, effetti e protagonisti.
Intanto si sta assistendo a una sorta di “grande fuga” dalle procure di Milano e di Palermo con la richiesta di trasferimento da parte di molti pm. Un fatto significativo, non le pare? Non lo considererei un fatto straordinario. In genere in tutte le attività si registra la tendenza ad allontanarsi dalle sedi dove il lavoro e le difficoltà sono maggiori. Ma questa non è una fuga burocratica, bensì il tentativo di smarcarsi da una situazione e uno status nel quale gli stessi avevano voluto a forza inserirsi quando fare il pubblico ministero voleva dire essere valorizzati, promossi e temuti anche nella vita privata. A Faenza si lavora quanto a Milano, ma l’opinione pubblica ha capito che l’attività di molte procure si è risolta in una macelleria giudiziaria e, sebbene continui a temerle, tende a emarginarle negando loro quel consenso di cui prima godevano. E’ mutato il clima e naturalmente quelle sedi che prima erano percepite come un premio per la visibilità che offrivano ora sono evitate. E’ come per le squadre di calcio che quando sono importanti attirano i giocatori che aspirano a diventare campioni e quando decadono sono abbandonate a favore di altre. Vede non si vive nei cimiteri.
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