Il docente inglese
Don Bruno Bordignon segretario generale delle scuole salesiane osserva da distante le contestazioni di queste settimane impegnato a studiare modelli scolastici stranieri che forse potrebbero proporre soluzioni valide anche ai problemi dei nostri docenti.
“Gli insegnanti protestano, ma a questo punto devono scegliere cosa vogliono: se continuare a chiedere soldi al governo, il cui ministro De Mauro ammette per primo di non sapere come organizzare il prossimo anno scolastico, ma pretende di continuare ad organizzare dal centro l’arruolamento dei docenti in base a titoli e punteggi; oppure se vogliono diventare liberi professionisti, con un loro albo, e accettare di essere scelti dalle scuole in base alle loro effettive capacità, e su quelle costruire la loro carriera”.
Qualcosa di simile a quanto avviene in Inghilterra? “Sì, Oltremanica i docenti vengono scelti dal “governing body”, l’equivalente del nostro consiglio d’istituto, delle scuole che indicono un bando e i docenti, nel rispetto di determinati parametri nazionali, vengono giudicati per le loro capacità professionali. Mentre in Italia si spende 10 volte tanto e non si offre ai docenti alcuna opportunità professionale.
Così salterebbero le graduatorie e con loro tutta la struttura sindacale…
Non servirebbe più. Servirebbe un altro sistema di controllo, sul modello dell’offsted inglese, l’ispettore di sua maestà. E’ un sistema di ispezione e valutazione della scuola: ogni 3-4 anni gli ispettori vanno in una scuola, la rigirano come un calzino e verificano i risultati che ha ottenuto. Se una scuola non rende, si richiede che migliori, se non migliora viene messa fuori dal sistema. La scuola poi potrebbe essere pagata in base al numero di alunni, come avviene in Polonia. In Inghilterra invece viene pagato il docente e il sistema non è veramente meritocratico. Ma più della meritocrazia mi preme che lo stato smetta di entrare nella dinamica professionale…”.
Un modello che ha non pochi contatti con quello proposto dalla Regione Lombardia che punta a valorizzare l’autonomia istituzionale e didattica delle scuole lasciando allo stato la funzione di gestore. Le scuole dovrebbero ricevere i finanziamenti direttamente dalle regioni secondo parametri fissati e avrebbe piena autonomia nelle decisioni di spesa salvo controlli a posteriori. E, naturalmente, il personale, almeno in parte, sarebbe assunto dalle scuole per chiamata diretta sulla base delle necessità e delle scelte operate. In nome della qualità e della diversificazione dell’offerta.
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