L’orgoglio di un business

Di Gaspari Antonio
14 Giugno 2000
Hanno un considerevole potere nel mondo della moda, della cultura e dell’immagine. Rappresentano una élite con reddito superiore alla media. Sono consumatori accaniti e target di riferimento di un esercito di multinazionali. Ecco perché è ridicolo (spiega anche il Wall Street Journal) il vittimismo recitato dalla potente lobby del world pride gay

Per anni hanno detto di essere una minoranza oppressa e discriminata, soffocata da una maggioranza bigotta e asservita alla gerarchia cattolica. Hanno rivendicato il diritto di essere “orgogliosamente omosessuali” e per la prima volta nella storia del movimento di liberazione dei gay e delle lesbiche, terranno una manifestazione mondiale a Roma. In realtà, in un mondo dominato dal pensiero debole e dai parametri culturali “politically correct”, appartenere alla lobby dei gay e delle lesbiche significa godere di diritti, opportunità e privilegi ben superiori ad altre fasce sociali come quelle degli eterosessuali, delle donne sposate e con figli, dei poveri. Come è stato messo in risalto anche da un articolo del Wall Street Journal, tutto il mondo che conta negli Stati Uniti, dalla politica al cinema, dai mass media ai giganti della pubblicità, dalle compagnie finanziarie fino alle migliori università, dalle banche ai fondi di investimento, dalle linee aeree ad importanti settori commerciali, cerca dirigenti e impiegati apertamente omosessuali, con il chiaro obbiettivo di attirare la domanda di investitori abbienti. Una recente inchiesta ha infatti indicato la lobby degli omosessuali come la più influente dal punto di vista politico e la più danarosa in termini di disponibilità finanziaria. Così il Gruppo Goldman Sachs, la J. P. Morgan & Co, l’American Express, hanno addirittura organizzato incontri speciali con studenti gay e lesbiche delle migliori università americane. A Filadelfia le compagnie finanziarie hanno combinato una mostra-mercato per laureandi gay. La United Airlines ed alcune delle maggiori banche statunitensi già da ora garantiscono la copertura assicurativa e pensionistica ai partner gay dei loro dipendenti. L’altro aspetto paradossale del movimento dei gay e delle lesbiche riguarda il loro duplice comportamento da mister Hyde e dottor Jeckill. Mentre da una parte si presentano come gentili e sensibili individui che chiedono il rispetto per i diritti degli oppressi, libertà e considerazione per tutti, dall’altra mostrano un’intolleranza violenta e isterica contro coloro che per motivi diversi non condividono il loro punto di vista. Di questo atteggiamento intollerante ne ha fatto le spese anche il sindaco di Roma Francesco Rutelli, che li ha sempre sostenuti e nel 1994 ha marciato a loro fianco. Dopo il ritiro del patrocinio del Comune di Roma al World Pride Gay, i giovani del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e dell’Arcigay hanno gridato: “Ma quale verde, ma quale progressista, Rutelli sei solo un clerico-fascista”.

Quello che più preoccupa del movimento gay è la sua ideologia che concepisce il soggetto in forma riduttiva-utilitarista.La dignità dell’individuo sarebbe espressa solamente dalla libertà di praticare “sesso omosessuale o lesbico”. Da questa concezione disumana della persona nasce l’intolleranza dei gay. Per lo stesso motivo essi non esitano a favorire e sostenere la commercializzazione del seme, degli ovuli, degli uteri e delle nascite per procura. E vorrebbero pure farci credere che questo è progresso.

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