Tutta colpa delle baby pensioni
Non passa praticamente settimana senza che la questione delle pensioni in Italia non alimenti furiose polemiche trilaterali fra sindacati, imprenditori e governo e contrasti anche fra ministri della medesima compagine governativa. L’argomento del contendere è sempre lo stesso: la spesa previdenziale italiana, dicono i critici del sistema, è troppo alta, l’assetto delle pensioni approvato al tempo del governo Dini va rivisto subito perché insostenibile: ancora pochi anni e l’Inps non riuscirà più a pagare i vitalizi. Aspettiamo ancora un po’, dicono tutti quelli che hanno interesse a mantenere più a lungo possibile lo status quo per ragioni sindacali o elettorali Ma davvero la spesa previdenziale italiana è così onerosa? Beh, lo hanno appena confermato le statistiche di Eurostat: l’Italia è il paese dell’Unione Europea (Ue) con la più alta spesa pensionistica in rapporto al prodotto interno lordo (pil). Il dato italiano (16,2%) è superiore di tre punti a quello di Francia e Germania e addirittura di cinque a quello della Gran Bretagna. E tuttavia l’uomo della strada -e soprattutto il pensionato medio- non ha affatto l’impressione che in Italia i pensionati conducano una vita da nababbi, anzi: il maggior numero di poveri in Italia si trova proprio fra loro. Qual è allora la spiegazione? Che in Italia i pensionati sono troppi, perché troppi italiani vanno in pensione troppo presto.
Se noi prendiamo in mano le statistiche relative al tasso di occupazione nella fascia di età compresa fra i 55 e i 64 anni, scopriamo che l’Italia è il paese Ocde col tasso più basso: gli italiani ultracinquantacinquenni che lavorano sono solo poco più di 1 su 4, mentre in Giappone e Svezia sono quasi 2 su 3 e in Francia e Olanda sono 1 su 3. Anni di prepensionamenti, baby pensioni e privilegi per dipendenti della funzione pubblica hanno lasciato il segno.
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