Il limone

Di Contri B. Giacomo
28 Giugno 2000
O anche l'arancio, insomma un frutto da sfruttare, spremere, senza accusa di sfruttamento...

O anche l’arancio, insomma un frutto da sfruttare, spremere, senza accusa di sfruttamento, da cui legittimamente attendere un godimento ineccepibile. E parlo di politica. La prendo da quel ’68 che oggi è cosa da Assiro-Babilonesi, o più vetusto.

E’ stato un ti-tac temporale, in cui dei giovani hanno domandato al comunismo di lasciarsi spremere nel succo della sua promessa. E non era domanda frivola, erano disposti a lavorare per questo. In più erano degli anticomunisti, cioè contrari all’establishment storico del comunismo che aveva già concluso da decenni che non c’era più nulla da spremere (a mio parere già Stalin agli inizi della sua presa del potere), e così si regolavano. Parola d’ordine: sopravvivere, prendere tempo, stabilire regole, regolarsi appunto. Oggi gli Assiro-Babilonesi della politica siamo noi: “sopravvivenza”, “regole del gioco” con sussidi matematici (teoria dei giochi) e etici. Siamo come la pianta di fico della parabola, che dice che per mangiare il fico, o spremere il limone, bisogna prima produrre limoni e fichi, altrimenti la pianta non è, come essere, neppure una pianta, ma un altro essere, legna da ardere. Occorre un lavoro: ma un lavoro prima del lavoro solito. Male la disoccupazione in questo, peggio la disoccupazione in quello.

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