Lettere25

Di Tempi
28 Giugno 2000
Lettere

Caro Direttore, La risposta del presidente dell’Umana Dimora alla lettera di Alessandro Cappello, mi lascia un po’ frastornato e un po’ incazzato.

Frastornato perché la lettera di Cappello mi è sembrata documentativa di un interesse di quello che tutti noi, poveri umani, ogni giono mangiamo (io forse sono un po’ più fortunato, perché maritato alla figlia di un contadino della operosa Brianza che alleva, coltiva e produce).

Incazzato, perché se l’Umana Dimora, che pur non ha una posizione unitaria sull’argomento, di fatto, nelle parole del suo presidente avvalla la scelta verso i cibi geneticamente modificati, allora non andiamo più d’accordo.

Credo, a questo proposito, possono giovare le parole che traggo dall’introduzione dal bel libro di Paolo Massobrio, La Guida alle 100 e più cose buone d’Italia: “Non ho voluto rinunciare, all’inizio di un nuovo millennio, a fare un viaggio nell’Italia operosa del gusto, per invitare chi non si vuole arrendere al tutto uguale e all’indistinto, a cercare i piccoli coltivatori, gli artigiani dei mille campanili d’Italia, che affermano, col loro lavoro, la grandezza del patrimonio alimentare italiano ricco di unicità”.

Renato Pagani Simpatizzante dell’Umana Dimora.

Gentile Direttore, sono un iscritto all’Associazione ambientalista di ispirazione cattolica ‘L’Umana Dimora’.

Ho avuto modo di leggere sulle pagine del Suo giornale la risposta del Presidente dell’Associazione al Vicepresidente della medesima intorno al problema delle biotecnologie: sono rimasto choccato! Quando, invece di proporre argomentazioni, si ricorre alla denuncia di complotti misteriosi (lobby ecologiste ecc.) per screditare pubblicamente una persona con cui si condividono i medesimi ideali, capisco come anche il cristianesimo possa essere ridotto a ideologia. Ci pensero tre volte prima di rinnovare l’iscrizione all’Associazione.

Sante Maletta Cremona.

Scrivo a riguardo dell’articolo sugli organismi geneticamente modificati riportato su Tempi del 18/24 maggio u.s.

L’approccio del professor Morandini definendo il contadino un biotecnologo o asserendo che “tutta la frutta é geneticamente manipolata in quanto nasce su alberi innestati” non si può davvero definire scientifico.

Non lo é in quanto non risponde alla domanda fondamentale: che sperimentazione é stata fatta in merito agli effetti dei cibi manipolati su chi li dovrà poi mangiare?

Nonostante affermi che “frammenti del DNA modificato presente nel cibo passano negli organismi che se ne nutrono” non si pone assolutamente la domanda su quale effetto avranno quei frammenti tra 50 anni nei nostri nipoti.

La domanda non si pone in quanto la sperimentazione non viene fatta punto e basta.Si suppone che sia tutto innocuo con la stessa superficialità con cui negli anni 50 si mise in commercio il Talidomide che fece nascere deformi tanti miei coetanei.

Anche i produttori dell’Enermit avevano la stessa “rassicurante” superficialità del prof. Morandini.

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