Un tema notevole

Di Tempi
12 Luglio 2000
La battaglia della settimana di Tempi

Come si fa a non annoiare se non c’è verità in quello che si scrive? E infatti è facile essere noiosi come Enzo Biagi, a cui piace di tanto in tanto tornare sul vecchio adagio (che non sta in piedi) secondo cui il primo dovere del buon cronista non è la verità, ma è non essere noiosi. E invece capita, la verità. Capita che fare giornalismo non sia il pleonasmo puro con cui il lessico della moralità spicciola infrange il silenzio.

Capita che le parole siano dette con serietà e – domandate a Giuliano Ferrara – per convincere anzitutto se stessi, dunque essendo già
nella predisposizione di rispondere a domande semplici, tipo quelle classicamente richieste dalla professione reporter: chi? dove? quando? cosa? (e sopratutto perche?).

Se con tutto il poco di cielo che vede dalla sua cella pisana,il nostro amico Adriano Sofri riesce non espisodicamente a non tediare è perché cerca di rispondere a queste domande semplici. Perché non episodicamente racconta di cose, donne, uomini, alberi, musica, animali, cioè di una realtà e di una vita, corrispondenti a un qualche livello dell’esperienza del cuore e della ragione.

Così, per esempio, l’altro giorno Adriano ha scritto che “Le prigioniere che si fanno belle aspettando l’indulto, gli ergastolani che si lustrano le scarpe perché potrebbe arrivare la notizia della scarcerazione: sono storielle poco adatte all’allarme per la sicurezza e all’aria che tira.

Però introducono un tema notevole: che la vita non è vita senza qualcosa da aspettare”. Già, l’attesa. E subito ritorna il quesito di Pavese: “Ma qualcuno ci ha forse promesso qualcosa?

E allora perché aspettiamo?

Leggere qui avanti tra le righe di ridicole religioni neo-scientiste e sentimentalismi che schiudono le porte alle fabbriche della morte. Noi aspettiamo perché non abbiamo bisogno di novità, ma di verità, ed esso è immenso.

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