L’imperator Cortese

Di Bersanelli Marco
12 Luglio 2000
Il recente completamento del progetto di mappatura del genoma umano e' un risultato importante, che rilancia la prospettiva di una conoscenza sempre più approfondita della struttura elementare della vita...

Il recente completamento del progetto di mappatura del genoma umano e’ un risultato importante, che rilancia la prospettiva di una conoscenza sempre più approfondita della struttura elementare della vita. Di tanto in tanto dal mondo della ricerca scientifica si alza un segnale forte e chiaro, l’annuncio di una conquista per la nostra conoscenza del mondo e per la nostra possibilità di dominarlo. Scoperte talvolta casuali, più spesso faticosamente perseguite con grandi e dispendiosi programmi internazionali, come in questo caso. Ma anche su altri fronti l’ingegno e la tenacia degli scienziati in questi ultimi tempi ha saputo trovare nuove e mirabili risposte. Basti pensare al ritmo di scoperte in astrofisica e nella fisica delle particelle elementari negli ultimi anni, e quelle che si preparano nel prossimo futuro. Le osservazione dello spazio profondo a diverse lunghezze d’onda, dalla banda X al radio passando per le microonde, ci danno oggi un quadro esaltante e piuttosto coerente dell’ambiente macroscopico in cui siamo immersi. Siamo in grado di osservare direttamente e con grande precisione la struttura dell’universo primordiale, e forse presto potremo avere gli elementi per prevedere quale sarà l’evoluzione futura dell’universo su larga scala e a lungo termine (molti miliardi di anni). Le potenti macchine acceleratrici ci hanno svelato diversi segreti della struttura intima della materia. Ed emerge un quadro, ancora incerto ma coerente, in cui la vita appare come un fenomeno intimamente connesso con l’evoluzione e la struttura di ogni altro aspetto della realtà fisica. E’ sorprendente quanto sia efficace la curiosità umana all’opera con la natura.

Ma leggendo i titoli dei giornali in questi giorni, si rimane con la sensazione di uno strano disagio, di una esagerazione irrazionale. Sembra quasi che i progressi della scienza (nella fattispecie la mappa del genoma) garantiscano una sorta di salvezza agli uomini: “La mappa che ci guarirà”; oppure: “Il codice della vita svelato al mondo”. Altri danno l’impressione che ormai il gioco e’ fatto, che la scienza e’ ad un passo dallo svelare tutto quello che c’e’ da svelare, garantendoci il controllo sulla nostra vita e sull’accadere degli eventi: “Controlliamo la chiave dell’esistenza”. Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare al secolo scorso, quando imperversava lo scientismo, e il chimico francese Berthelot sintetizzava cosi’ l’euforia culturale del suo tempo: “Oggi l’universo non cela piu’ alcun segreto”. Ma la storia della scienza, oltre che l’esperienza di ogni persona attenta alla realtà, ci mostra che le cose stanno molto diversamente.

Se la scienza e la tecnologia hanno come scopo di “controllare la chiave dell’esistenza”, non possiamo eludere alcune semplici domande. In che misura i progressi degli ultimi decenni hanno attenuato la sofferenza e la tristezza degli uomini? Possiamo senz’altro dire che hanno reso gli uomini (per la verita’ una piccola minoranza) in grado di spostarsi, comunicare e produrre in modo infinitamente piu’ efficiente che in passato. Ma non sembra che a questo corrisponda un piu’ marcato senso di positivita’ della vita o del lavoro. Certamente tutti noi godiamo, quasi senza accorgercene, di una gran quantita’ di benefici, anche importanti, resi possibili e quasi abituali dal progresso scientifico e tecnico. La chirurgia ha fatto passi da gigante. In un futuro non lontano l’ingegneria genetica potrebbe consentirci di prolungare la vita media fino a 110 o 120 anni o magari ancora di più. Ma a cosa servirà se avremo perso il gusto di vivere?

Forse il titolo che mi ha più colpito in questi giorni e’ questo: “il miracolo lo ha fatto l’uomo”, che sfruttava la concomitanza della rivelazione del segreto di Fatima (vedi editoriale di Tempi dello scorso numero). Forse proprio chi si occupa di scienza e’ facilitato nel rendersi conto che l’uomo i miracoli non li fa. La realta’ che cerchiamo di conoscere, dal DNA alle galassie, e’ qualcosa di straordinario che troviamo gia’ fatto davanti ai nostri occhi e davanti ai nostri strumenti di misura. La realta’ e’ sempre infinitamente piu’ ricca e profonda di quello che noi possiamo definire e affermare su di essa. E’ lo stupore di fronte a cio’ che esiste che puo’ accendere la tensione alla conoscenza, compresa la conoscenza scientifica. Il miracolo non lo abbiamo fatto noi, ma sta nel fatto che le cose ci sono, che la vita c’e’, che l’universo c’e’, e che per qualche mistero ancora piu’ sottile si lascia conoscere da noi, che pur ne facciamo parte. Einstein affermava che chi non percepisce il senso del mistero non puo’ essere un vero scienziato: è il mistero dell’esistenza delle cose e dell’ordine che le lega a muovere lo scienziato e a dare energia e prospettiva alla sua ricerca.

Ogni scoperta, in biologia molecolare come in cosmologia, ben lungi dal chiudere i conti con la realta’, si dimostra immancabilmente il trampolino di lancio di nuove e piu’ profonde domande. “Stiamo imparando il linguaggio usato da Dio nella creazione”, ha commentato Bill Clinton con una frase azzeccata. Forse e’ piu’ realistico dire che incominciamo a balbettare qualche sillaba. E anche questo nuovo frammento che ci e’ dato di capire non fa che ingigantire la vertigine del mistero: perché la realtà stessa e’ mistero, non ciò che della realtà ancora non siamo arrivati a comprendere. Solo uno sguardo superficiale ad un risultato scientifico può far prevalere in noi l’orgoglio irrazionale sullo stupore per il dato. Il grande fisico Richard Feynmann ha scritto: “La stessa emozione, la stessa meraviglia e lo stesso mistero nascono continuamente ogni volta che guardiamo a un problema in modo sufficientemente profondo. A una maggiore conoscenza si accompagna un più insondabile e meraviglioso mistero, che spinge a penetrare ancora più in profondità.” Difficilmente, credo, senza questa consapevole e razionale ammirazione per il la realtà creata potremo fare buon uso dell’immenso potere che la scienza ci mette nelle mani.

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