Il genoma vuoto

Di Von Braun Christina
12 Luglio 2000
...ancor più viene proposto un confronto con il corpus christi mysticum che indica come Corpo di Cristo sia l'Ostia, sia la comunità dei credenti.

Nel loro libro “The DNA Mystique” Dorothy Nelkin e Susan Lindee mettono a confronto il ruolo del gene nel XX° secolo con l’anima cristiana; ancor più viene proposto un confronto con il corpus christi mysticum che indica come Corpo di Cristo sia l’Ostia, sia la comunità dei credenti. Il gene ha evidentemente assunto entrambe le funzioni diventando – come l’ostia per i cristiani – il simbolo della fiducia moderna nella scienza razionalistica: proprio come il corpus christi mysticum il gene è segno e carne allo stesso tempo, metafora per il corpo individuale e collettivo, e porta la promessa dell’immortalità della carne. Come l’ostia e la Santa Messa, il gene rende “presente” il divino e in esso si racchiude la liberazione dal peccato “originale” (da malattie o invalidità ereditarie); come nella Transustanziazione promette mutazioni mirabili e miracolose guarigioni. E’ il “Verbo fatto carne” della Scrittura. Scrive Hans Joerg Rheinberger, storico delle scienze:”Con la tecnologia genetica il laboratorio viene trasferito nell’organismo stesso e diventa così potenzialmente immortale visto che essa [la tecnologia genetica] inizia a scrivere con la macchina da scrivere dell’essere stesso”.

CARTOLINE-RELIQUIE.

La “Mistica del DNA” cominciò come finzione linguistica, inventata nel 1909 dal genetico danese Wilhelm Johannsen per descrivere un’ipotetica unità cellulare in grado di dare origine a determinate qualità. Agli inizi del XX° secolo per questa prima generazione di sperimentatori genetici il “gene” rappresentava una qualità fisica, nella mosca Drosophila per esempio la forma delle ali o il colore degli occhi. Oggi non si intende il DNA come presupposto per una determinata qualità fisica, ma come una modalità di interazione dei “geni” tra loro e il più ampio ambiente circostante. Questo ha portato a non considerare più il corpo come un dato di fatto, bensì, analogamente ad un computer, come una “serie di istruzioni”, un “programma” che si trasmette da una generazione all’altra. Il genetico Walter Gilbert inizia le sue lezioni pubbliche sulla sequenzialità genetica estraendo dalla borsa un compact disk e annunciando al pubblico: “Voi siete questo”.

“Hic est corpus meum…” il gesto del docente di genetica ricorda le parole del sacerdote durante la messa, al momento della mutazione dell’ostia e del vino in corpo e sangue. Solo che qui funziona all’inverso: dal corpo -che siete Voi – si ottiene un dischetto, un programma; un programma, peraltro, che promette a sua volta di mutare il corpo. Scrive Rheinberger: “Il biologo, come ricercatore, non lavora più con i geni delle cellule; di quello che accade “realmente” sa poco come chiunque altro, egli lavora a livello sperimentale con grafemi prodotti in uno spazio rappresentativo. Il gene racconta appunto di questo processo e per questo il genetico lo paragona talvolta alla Bibbia, al Santo Graal, al libro dell’uomo: il gene appare come un testo sacro che definisce la creazione della natura e l’ordine morale. Alcuni paragonano il gene anche ad un “dizionario”, ad una “mappa” o ad un’ “opera di riferimento”. Anche Cristo è Graal, libro, Bibbia e cibo allo stesso tempo. Con il gene immortale la “resurrazione della carne” cristiana diventa realtà, e per di più in terra.

Allo stesso modo in cui Cristo è uomo e Dio insieme, invisibile eppure materiale, così nel DNA cultura e natura, segno e carne si uniscono. Secondo quanto espresso da James Watson, premio Nobel ed ex direttore dello Human Genome Project, che da poco ha reso noto il successo del suo progetto di decifrazione, il “programma di scrittura” DNA è “what makes us human”; perciò gli antiabortisti hanno definito il DNA come “the letters of a divine alphabet spelling out the unique characteristics of a new individual”.

“The Gene as a Cultural Icon”, questo il sottotitolo del libro di Nelkin e Lindee. Anche questa immagine ha uno sfondo cristiano; l’icona deve rendere “presente” il santo e osservandola deve essere possibile la partecipazione all’immortalità di Dio o dei martiri. La stessa cosa valeva anche per le reliquie; le reliquie sono resti di un uomo “santo”, caricato[sic! nel testo originale questa frase è abbastanza senza senso!] quindi di un’energia magica, in cui tale carica di energia permane. La funzione di Icona e reliquia viene oggi assunta dal gene e non solo a livello di fede popolare. Kary Mullis, che nel 1993 ottenne il premio Nobel per lo sviluppo di una tecnica di ingrandimento del gene, ha fondato una ditta che vende cartoline e gioielli che contengono i geni di famose popstars, sportivi, scienziati e altri santi secolari. “People could use the cards as totems or relics”, spiega Mullis, “but they could also learn about genes by comparing different stars’ sequences”.

Allo Human Genome Project sono legati tre presupposti e tre promesse allo stesso tempo: il gene come nucleo di identità; il gene come mezzo per prevedere e condizionare il comportamento e la salute umani e il gene come fondamento di un testo che definisce “l’ordine naturale”. La ricerca sui genomi è accompagnata soprattutto dalla speranza di poter prevedere e pianificare, grazie ai geni, futuri sviluppi, diventando in questo modo rilevante anche per il corpo sociale. Per questo i genetici chiamano il genoma anche “delphic oracle”, “time machine”, “trip in the future” e “medical crystal ball”. James Watson spiega nelle interviste che “il nostro destino è segnato dai nostri geni”. Per il futuro ci si aspetta che i pronostici genetici aumentino il controllo su comportamento e malattia e che uno scienziato genetico dica che gli attuali metodi per il trattamento della depressione “appariranno presto così primitivi come i metodi anitinfluenzali tradizionali”. Sono tutte promesse che già conosciamo dal contesto religioso e che si collegano soprattutto all’ultima cena. [??????].

Se una volta Dio era considerato Signore del destino e del futuro, così ora il codice genetico ha preso il suo posto, e questo sviluppo non è da leggersi come superamento del cristianesimo, ma come sua conseguenza. Come Descartes e Leibniz avevano visto la prova di Dio rispettivamente nell’orologio e nel sistema numerico, così nella genetica la dimostrazione dell’esistenza di Dio si sposta ad un livello in cui non si pretende di condurre [o condizionare] il futuro, ma di “leggerlo” attraverso gli esperimenti. Di fatto, come affermato dal biologo e premio nobel Francois Jacob, la scienza sperimentale però altro non è che una “macchina per la fabbricazione del futuro”.

Contemporanea alla dottrina della transustanziazione e al precetto dell’indissolubilità del matrimonio nel medioevo cristiano venne introdotta anche la “gelbe Fleck” [lett. macchia gialla, segno distintivo degli ebrei nel mdioevo; non ha ancora nulla a che vedere con la Stella di David che verrà introdotta solo nel XX° secolo dagli svizzeri; non so se esiste una traduzione in italiano], attraverso cui l’ebreo veniva marcato come straniero. Oggi sono i geni lo strumento che ci permette di distinguere “noi” dagli “altri”, visto che la genetica serve tra l’altro a spiegare origini comuni e differenze sociali che stanno alla base delle differenze razziali. Alcuni usano queste argomentazioni genetiche per assolvere l’individuo dalla responsabilità delle sue azioni: l’uomo non ha alcun potere decisionale su ciò che i geni hanno prestabilito; oppure anche per attribuirgli delle colpe: chi è geneticamente menomato, diventa colpevole se mette al mondo dei figli.

Se la Chiesa si riservava il diritto di seppellire il “peccatore” in terra non benedetta in modo da negargli il diritto alla resurrezione e alla vita eterna, ora il genetico Francis Crick afferma “no newborn infant should be declared human until it has passed certain tests regarding its genetic endowment… If it fails these tests, it forfeits the right to live”. Così come il singolo nella Santa Messa diventa parte del corpus christi mysticum attraverso l’assunzione della particola sacrificio, analogamente il comune DNA garantisce l’appartenenza alla specie umana.

Nel XX° secolo il DNA ha assunto la funzione che aveva il “puro” e salvifico sangue nel Cristianesimo. Così ci si aspettano ora dal gene altrettante “guarigioni miracolose” e “grandi progressi”, che non comportino solo guarigione da cancro e malattie cardiologiche, ma che ostacolino addirittura il processo di invecchiamento. Se la rivista Nature nel 1993 ha messo in guardia gli scienziati di fronte ad un “trionfalismo” troppo affrettato nei confronti delle scoperte genetiche, è solo perchè la delusione di queste aspettative potrebbe provocare incredulità, sfiducia e rifiuto. E’ sufficiente ricordarsi i dibattiti sulla dottrina della transustanziazione e i secoli di fatiche perchè fosse accettata dagli “Increduli”. Furono necessarie visioni di suore e impressionanti miracoli di “Gregorio” o “Bolseno”, con l’ostia sanguinante nelle mani di “0sacerdoti increduli” che celebravano la messa; tutto questo fu necessario prima che la dottrina si affermasse e potesse essere introdotta la festa del Corpus Domini.

Un miracolo è quello che sperano tanti genitori sterili: solo in America si investe all’anno più di un miliardo di dollari per “infertility treatment” . Vogliono anche migliorare il “frutto”stesso. nel 1980 venne fondata la prima banca del seme; dodici anni dopo negli Stati Uniti ce n’erano già più di cento; tra queste anche una banca che offre il seme dei premi Nobel. Il gene è diventato una merce che promette una paternità “spirituale”, un cocetto profondamente cristiano. Allo stesso tempo la ricerca genetica, creata tuttavia in favore del “diritto alle origini”, garantisce appoggio anche ai genitori anonimi.

In conclusione la Genetica è guidata anche da un pensiero di concepimento senza rapporti sessuali, la cui origine cristiana è nota. Grazie alla tecnologia genetica ora anche la “immacolata concezione” è diventata pratica medica. Per la prima volta nel 1999 in Inghilterra è stata realizzata una procreazione verginale; in una clinica di Birmingham una giovane donna che non aveva ancora avuto rapporti sessuali si è fatta inseminare artificialmente. Poco prima aveva scelto la pelle, gli occhi e i capelli del donatore di seme. Altre tre donne desiderose di avere un figlio senza rapporti sessuali, vengono seguite nella clinica per circa 500 marchi. “Secondo le affermazioni dell’ospedale – scrive il giornale Taz – il numero di donne che vogliono essere madri e rimanere vergini allo stesso tempo è in aumento .”
Insomma: non si tratta di essere contro la tecnica o l’innovazione. Ma bisogna aver chiaro da quali fonti tradizionali traggono origini le più recenti fantasie del progresso e le novità scientifiche.

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