Il Quinto
Osserviamo: si ammazza per … niente (le tre ragazze e la suora, e altri omicidi di questi anni, Maso o i sassi dal cavalcavia). Tutti questi casi mettono in scacco le causalità psichiatriche, “profonde”, “psicodinamiche”.
Omicidi tanto per fare. Per frivolezza (non superficialità né leggerezza: c’è gravità gravità). Ricordo un uomo che da giovane aveva fatto la Resistenza ancora quarant’anni dopo narrava, ridacchiando, che si divertiva a portare in cima a un campanile giovani soldati tedeschi prigionieri, e lì imponeva loro di scegliere tra buttarsi di sotto o morire sparati. Ebbe la spudorata sincerità di riconoscere che la Resistenza non c’entrava.
Non diverso dal frivolo nazista di “Portiere di notte”. Conclusione: al posto del Quinto c’è un buco. Perché non ammazzare che è un “fare”, se come ” Comandamento” può essere inesistente? Non ammazza chi tratta gli altri come proprio patrimonio, bene, fino a trattare come patrimonio l’universo intero, perché uno non distrugge ciò che gli è fonte almeno potenziale di benefico.
Il Samaritano è “buono” perché segue con logica questo principio. O anche, si tratta del nesso logico tra “possedere la terra” e essere “miti” (non ammazzare). Senza ciò, chiunque può diventare il pidocchio di Raskolnikov (interscambiabilmente).
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