Arcipelago Europa

Di Newbury Richard
26 Luglio 2000
Volete sapere come sarà l’Europa di domani? Primo: date retta a Churchill che diceva “quanto più lontano riesci a vedere dietro le tue spalle, tanto vedrai davanti a te”. Secondo: andate a lezione di devolution (e pirateria) inglese. E se invece di inseguire l’asse franco-tedesco, l’Italia scoprisse la terza via: l’Europa delle Regioni (quasi un britannico Consiglio delle Isole)

Benito Mussolini considerò l’Inghilterra di Elisabetta I come la sua fonte di ispirazione. In effetti, l’Inghilterra del XVI secolo ebbe nella regina un capo carismatico che incoraggiò Francis Drake – nominato Cavaliere davanti all’Ambasciatore Spagnolo – a diventare semi-ufficialmente un pirata protestante o, meglio, il corsaro, non riconoscendo alla Spagna il diritto conferitole dal Papato sull’“America Latina”, i Caraibi, l’America del Sud e le Filippine – le isole delle spezie.

Economia e politica. Arti corsare L’Inghilterra divenne prospera rifiutandosi di obbedire alle regole stabilite dal gruppo degli stati forti. La circumnavigazione del globo compiuta da Drake sviluppò la tecnologia sia delle costruzioni navali che degli strumenti nautici e fornì il capitale per la creazione del più vasto Impero al mondo. Come è stato sottolineato da John Maynard Keynes, il ritorno di una soltanto delle cinque piccole navi di Drake dalla circumnavigazione “di saccheggio”, assicurò un profitto del 3000% grazie all’oro e alle spezie. La maggior parte di questi soldi finirono al principale socio di capitale dell’impresa, la Regina, il resto ai suoi ministri e cortigiani. La Regina impiegò i suoi profitti nella costruzione di altre navi per il commercio e per sconfiggere la Invincible Armada nel 1588, mentre gli utili attirarono nuovi “venture-capital” e determinarono la costituzione della Compagnia di Levante, divenuta poi Compagnia delle Indie Orientali – che si impadronì dell’India e dell’Oriente – come della Compagnia della Baia di Hudson – per lo sfruttamento del Canada – la Compagnia del Virginia di Sir Walter Raleigh – che colonizzò il Nord America – e la Compagnia dell’Africa Occidentale – per lo sfruttamento dell’oro e degli schiavi.

Mussolini, Elisabetta e la Perfida Albione Così come l’Italia di Mussolini, l’Inghilterra non aveva una posizione forte vis a vis coi suoi potenti vicini, ma fungeva da ago della bilancia. L’Inghilterra, gli Asburgo in Spagna e l’Impero potevano sconfiggere la Francia; la Francia con l’Inghilterra poteva battere gli Asburgo. Se l’Inghilterra avesse preso chiaramente posizione, come era accaduto con la sorella cattolica di Elisabetta, Maria, che aveva sposato Filippo II di Spagna, avrebbe perso non solo l’indipendenza, ma sarebbe diventata anche – come provato – una colonia sacrificabile degli Asburgo. Elisabetta letteralmente civettò con entrambe le parti e la sua nubiltà rappresentò anche l’integrità del paese. In quel mondo, infatti, non solo le proprietà di una moglie passavano al marito, ma l’unica indipendenza possibile non doveva avere puntelli esterni.

Mussolini, non certo bello come Elisabetta, ma per niente meno astuto, vide la sopravvivenza italiana legata al non coinvolgimento, come se le potenze atlantiche o centrali traessero beneficio dalla posizione strategica del paese.

Considerò anche la sua conquista dell’Etiopia come un rifiuto “alla Drake” di abbandonare l’Africa alle potenze coloniali già consolidate. Il suo anti-comunismo gli procurò una serie di compagni ideologici. Quando il Primo ministro britannico Neville Chamberlain si recò a Venezia per incontrarsi con Mussolini nel 1938, col suo colletto duro, i suoi baffi, il suo cappello Homburg e il suo onnipresente ombrello, il grande gioco di Mussolini fu quello di cercare di farglielo perdere. Per Mussolini non si trattava di un intrepido discendente di Drake, ma del rappresentante di un potere logoro e indebolito pronto per essere spogliato – come disse a Ciano.

La “lebensraum” dei piccoli borghesi Effettivamente gli anni tra le guerre erano gli anni di “quelli che hanno” e “quelli che non hanno”, con i secondi convinti alla maniera dei gangster a non unirsi al club dei primi. “Quelli che hanno” erano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e l’Urss che potevano affrontare la Depressione seguita al crollo di Wall Street ripiegando su un’economia a misura continentale – gli Stati Uniti e l’Urss – oppure su economie imperiali – la Gran Bretagna e la Francia. Il messaggio per “quelli che non hanno” – Giappone, Germania e Italia – era che anche per loro era necessario uno “lebensraum” (spazio vitale) imperiale di autarchia. Il club di “quelli che hanno” – la Lega delle Nazioni, senza la partecipazione degli ugualmente isolazionisti Usa e Urss – intendeva accogliere i nuovi membri, ma “i nuovi ragazzi all’asta” interpretarono questa disponibilità come la stretta debilitante di poteri logori da mettere al sacco. Il Giappone invase la Manciuria, la Germania entrò in Renania e l’Italia occupò l’Etiopia. Come per Mussolini quando cercava di rubare l’ombrello di Chamberlain, si trattava anche di una guerra di classe dei caporali e dei sergenti contro gli ufficiali che avevano dimostrato la propria incompetenza e la propria debolezza durante la prima guerra mondiale. Il piccolo uomo di Charlie Chaplin e la burlesca rispettabilità della sua bombetta, e Leopold Bloom come l’eroe greco nell’Ulisse di Joyce testimoniavano l’inizio del secolo della piccola borghesia. In America troviamo un’aggressione simile nell’“inevitabile gangsterismo-pirateria” di Al Capone quando sfidava la Chicago anglosassone protestante e del distillatore clandestino Joe Kennedy che faceva la stessa cosa in quella roccaforte dei Padri Pellegrini che era Boston.

La terra desolata del post-modernismo Le ideologie giocano la loro parte nella storia, come l’amore in un matrimonio combinato per ragioni economiche ma, nella presente situazione di mutamento, è importante non dimenticare che la geopolitica gioca un ruolo determinante. Abbiamo perso l’Urss, ma abbiamo ri-scoperto la Russia, che ugualmente non possiamo ignorare. E mentre attraversa la sua fase post-coloniale siamo minacciati da quel genere di nuovo nazionalismo che Metternich disprezzava così tanto nell’Impero Austro Ungarico. Nel frattempo ci immaginiamo un’Unione Europea che termina sull’Atlantico, e comprende più o meno anche l’arcipelago al largo di quel mare, e incontra l’Asia da qualche parte sulle steppe russe.

Il XIX secolo non ci ha portato soltanto la tendenza a dominare gli altri propria del nazionalismo borghese, lodato da Mazzini; ci ha offerto anche una visione del mondo, quella di Darwin, che ha mostrato come l’uomo sia stato assente per la gran parte della storia della creazione. Il Modernismo, incluso il Fascismo, è stato il tentativo di riportare in vita un mito infranto, servendosi di pensieri autorevoli ormai messi in dubbio, come nella Wasteland (Terra desolata) di Eliot. L’ironico auto-inganno del Post Modernismo ci lascia soltanto citazioni prese a caso da diverse culture, tutte con lo stesso valore. Come ebbe a dire Oscar Wilde: “Un cinico è un uomo che conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna”.

Nazione, un’idea senza confini Il particolarismo postmoderno (e la tecnologia informatica) ha portato la devolution in Inghilterra, Bossi in Italia e paesi come la Slovacchia, che rappresentano entità politico-culturali assai recenti – in opposizione a quelle costituite – ma quanto resisteranno?

Mazzini riteneva che una pace mondiale si poteva conquistare solo riconoscendo ai singoli stati i naturali confini culturali. Questo pensiero ha ispirato nascostamente sia l’indipendenza indiana che i “14 punti” del Presidente Wilson, in base ai quali si auto-delimitarono le nazioni fuori dall’Impero Ottomano, Austro-Ungarico e Tedesco. Clemenceau osservò che Dio aveva stabilito ciò che si doveva e non si doveva fare coi 10 Comandamenti.

Comunque anche gli stati più vecchi erano entità culturali e l’Italia e la Germania nel 1870 si unirono creando un nuovo equilibrio di forze in Europa. I Fratelli Grimm avevano raccolto le loro favole e storie di elfi per provare l’esistenza di una cultura popolare tedesca in un paese dove Federico il Grande aveva acconsentito a far insegnare solo il francese e non il tedesco nelle università prussiane. I “Promessi sposi” furono un atto di fede nell’esistenza dell’italiano come pre-requisito per l’esistenza dell’Italia e poi, come ha voluto Cavour, degli italiani. Fortunatamente Cavour si liberò della Savoia, “la mia Irlanda”, per dare al paese una coerenza geografica. Il fatto che la Francia identifica la sue frontiere con le Alpi, i Pirenei e il Reno è anche un’opportunità storica così come il fatto che Carlo il Baldo di Borgogna fosse un cavaliere troppo perfetto tanto da non uccidere Luigi XI quando lo catturò a Peronne. Luigi si assicurò invece che Carlo morisse a Nancy nel 1477 e così fu la Francia, raddoppiata nella sua estensione, e non la Borgogna, a divenire la nuova entità culturale.

Un modello per l’Europa che verrà
L’Unione Europea è a metà strada tra la vecchia Cee e una nuova destinazione politica non ancora stabilita. L’elemento traente sembra essere la risoluzione delle tre guerre dal 1870 e l’alleanza Franco-Tedesca, con i francesi convinti che sia meglio avere i tedeschi dentro la tenda e fargli fare pipì fuori, piuttosto che lasciarli fuori a fare pipì dentro.

Osservando le cose con spirito pragmatico abbiamo sfiorato l’argomento di quale sia la cosa più conveniente per i due potenti paesi periferici Italia e Gran Bretagna. Gli Stati Uniti d’Europa possono essere semplicemente la somma degli attuali stati nazionali, creazioni artificiali di forze e interessi personali, o non saranno piuttosto un agglomerato di regioni forse non ancora ben definite e di nuove identità nazionali? Gli inglesi, che hanno re-inventato ormai molte volte le identità e l’interesse personale tra gli abitanti Inglesi, Scozzesi, Gallesi e Irlandesi dell’arcipelago, ne hanno inventata un’altra con il Consiglio delle Isole, che include il Parlamento inglese e scozzese, le Assemblee gallese e nord-irlandese, la Camera irlandese, in previsione dei cambiamenti. Ogni ministro si coinvolge negli affari degli altri, e tutti hanno rapporti gerarchici orizzontali, secondo una “gestione in piano”. Accadrà qualcosa di simile lungo quella prospera zona in espansione che corre da Barcellona attraverso Montpellier e l’Italia del Nord fino all’Austria e all’Istria? Uno statista come Mussolini si sarebbe probabilmente trovato d’accordo con Churchill quando disse che “dalle cose più complesse emergono le cose più semplici” e “quanto più lontano riesci a vedere dietro le tue spalle, tanto vedrai davanti a te”.

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