Elogio di John Woo

Di Frangi & Stolfi
26 Luglio 2000
Senza ombrello, sotto il temporale 29

Può la tenerezza conciliarsi con gli effetti speciali? Può l’amicizia trovare spazio nella violenza più spietata? Può il senso del destino insinuare le sue domande nel ritmo vertiginoso di inseguimenti, sparatorie, fughe a perdifiato? Chi ama John Woo, lo straordinario regista che sta riempiendo i cinema di tutto il mondo con l’ultimo suo lavoro, Mission impossible 2, sa che tutto questo è possibile. Woo è un calligrafo del cinema. Nessuno, prima di lui, ha avuto tanto padronanza dell’arte del montaggio. Come un orafo cesella ogni attimo del suo film. Ma i singoli fotogrammi, perfetti e quasi icastici, esplodono in un dinamismo travolgente appena vengono accostati l’uno all’altro. Questo è John Woo, un mistico del cinema a cui sia toccato (ma in realtà è stata sempre una scelta sua) fare solo cinema d’azione. Lo era anche prima di approdare in America, quando da Hong Kong aveva commosso i cinefili di tutto il mondo con i due atti di “A better tomorrow” (li si trova facilmente dai blockbuster: ve li raccomandiamo). Ultimo particolare: John Woo è cattolico. Un cattolico che in quell’immensa borgata che è diventato il mondo, scova la tenerezza di uno sguardo e non ha la pretesa di fermare la grande bolgia del mondo.

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