Feltri è Libero. Ma non da gadget e pubblicità un po’ banali
I8 luglio 2000. Nasce Libero, il nuovo quotidiano di Vittorio Feltri. Del lieto evento apprendiamo da un 45 moduli del Corriere della Sera: così, d’istinto, ci auguriamo che il giornale di Feltri sia meglio di questa pagina pubblicitaria un po’ naïf. Innanzitutto con un nome così non sarebbe stato difficile fare un titolo un po’ più coinvolgente di un semplice e banale announcement come quello che leggiamo: “E’ nato il quotidiano di Vittorio Feltri”. E poi: “Fatti un nodo. Vai in edicola e puoi vincere fino a un miliardo”. Naturalmente il giornale, eroe al centro della pagina, ha un nodo nell’angolo in alto, che in realtà sembra più un cappello da muratore stirato con l’appretto. Il direttore Feltri, a figura intera, non fa neanche lui una bella figura: poteva almeno vestirsi un po’ più da gentiluomo di campagna, dopo che c’eravamo abituati a vederlo sempre in gessato, testimonial di una nota marca di abbigliamento.
Ma il vero nodo da sciogliere è il motivo per cui uno dovrebbe comprare questo quotidiano: “Un giornale nuovo fuori dal coro” l’abbiamo già sentito mille volte. E non ci crede più nessuno. Per il resto, nel bodycopy della campagna, non c’è il benché minimo accenno ai contenuti, al taglio, alle idee. In compenso con 1500 lire si può avere anche il magazine e un film in videocassetta. Insomma appena nato, Libero sembra già vecchio con tanto di concorsi, gadgets: caratteristica ormai un po’ di tutta la carta stampata: uno si compra la cassetta e il giornale lo butta. Liberamente.
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