Pericoli e la sfida di un principe della cultura
Grande personaggio Livio Garzanti. Davvero poco ammodo, estraneo a tutte le conventicole culturali, di destra o di sinistra, irritato sino alla crudeltà con se stesso e con il mondo. Oggi non ha in mano più niente, perché la casa editrice che pubblicò Gadda, Caproni, Testori e Pasolini (e poi s’è aggiunto anche Luca Doninelli) oggi non è più roba sua. Eppure solo 13 anni fa Livio Garzanti troneggiava come un vero principe della cultura nella sua sede di via Spiga. Lì, nel 1987, aveva realizzato un suo sogno: un ciclo in stile rinascimentale per la sala delle riunioni disegnata da Giò Ponti. Chiamò così Tullio Pericoli, un artista notissimo per le sue illustrazioni, ma che accettò, con spirito d’altri tempi, la sfida dell’editore. Novello Benozzo Gozzoli di una stagione tutta laica, Pericoli ha lasciato sulle pareti di via Spiga un racconto per immagini memorabile e leggero: 50 metri di pittura, tra le due pareti e i due lunettoni terminali. I disegni preparatori vennero acquistati da una banca di Ascoli (città natale di Pericoli), che ora li espone. Una mostra bellissima (al Palazzo dei Capitani, sino al 30 settembre), allegra, libera, tutta da decifrare come un gigantesco rebus scritto da due geniali folletti della nostra storia culturale.
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