Rivoluzione in Messico
La vittoria del cattolico Vicente Fox alle ultime elezioni in Messico rappresenta un evento rivoluzionario, un cambiamento epocale per il Messico, ed un segno di speranza per tutte la Nazioni del Continente latino-americano La stampa laicista ha cercato subito di demonizzare Fox descrivendolo come un estremista di destra in realtà i messicani parlano della sua vittoria come della “caduta del muro di Berlino”, come dell’inizio della libertà. La sua elezione è considerata come la fine di quella che Mario Vargas llosa ha definito “la dittatura perfetta” gestita dal Partito Rivoluzionario istituzionale (PRI). Così nel Paese dove per 71 anni la Chiesa ed i cattolici sono stati discriminati e perfino perseguitati, sarà proprio un cattolico a guidare il Paese, e un partito cattolico il Pan (Partito di Azione Nazionale) ad avere la maggioranza relativa alla Camera ed al Senato.
“Si tratta di un evento fuori dell’ordinario – dice Padre Javier Garcia, messicano professore alla Gregoriana ed all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum- Pur essendo infatti una nazione profondamente cattolica, il Messico è stato sempre governato da un un élite la cui filosofia di fondo è stata di tipo laicista, illuminista, positivista, materialista e fondamentalmente ostile alla chiesa cattolica”.
Pochi ricordano infatti che appena sei anni fa i sacerdoti ed i religiosi non godevano dei diritti civili, non potevano votare, non potevano parlare di politica in pubblico, anche l’abito talare era vietato. Quando Giovanni Paolo II venne per la prima volta in Messico nel 1979, diversi rappresentanti del PRI dissero che il Papa aveva violato la Costituzione essendosi presentato con l’abito talare in pubblico.
La stampa anglosassone ha descritto Fox come una sorta di “ranchero” che sulla linea di Pancho Villa fa fronte al potentissimo PRI.
Indicarlo come uomo della destra cattolica chiusa intollerante e illiberale è non solo un giudizio che non risponde alla realtà ma anche un tentativo malevolo per metterlo in cattiva luce.
In realtà il cinquanttottenne Fox è l’espressione tipica della nuova generazione di dirigenti cattolici. Laureato in Amministrazione di impresa nell’Università Ibero-Americana gestita dai Gesuiti, Fox ha fatto carriera nella Coca Cola dove ha raggiunto il più alto grado manageriale. Da dodici anni si è impegnato in politica divenendo prima Governatore dello stato di Guanajuato e poi Presidente della Nazione.
Per avere un idea delle sue capacità imprenditoriali e politiche basta guardare ai risultati raggiunti nello stato di cui è Governatore. Grazie alle sue politiche oggi in Guanajuato si registra la più bassa percentuale di disoccupazione del Paese: 0,3%. Ha cercato mercati e investimenti per rafforzare l’industria calzaturiera, tipica di questa regione. Oggi le industrie locali hanno l’intera produzione già venduta per i prossimi due anni. Fox ha cercato e trovato investimenti stranieri dagli Usa, dal Canadà, dall’Italia, dal Giappone, dalla Germania. Si calcola che sia riuscito a far investire capitale estero nel suo stato per 130 miliardi di dollari.
Ai poveri ha fornito vitto e alloggio e offerto lavori socialmente utili. Ha sconfitto il basso tasso di scolarità offrendo borse di studio a tutti coloro che non disponevano di mezzi economici. Adesso il tasso di scolarizzazione è uno dei più alti del Messico.
Ha elargito microcredito a tutti per favorire la nascita di piccole imprese, ed ora ha promesso di fornire gli stessi mezzi a tutto il Paese.
La gente ha capito e lo ha votato in massa. La sua vittoria va ben al di là del 43% dei voti raggiunti. Gli analisti del voto sono convinti che il PRI ha comunque operato brogli soprattutto nelle campagne, e questo vuol dire che Vicente Fox ha avuto molti più voti di quelli che gli sono stati attribuiti.
Diversi impiegati della Pemex, la compagnia petrolifera di stato, hanno raccontato che ad ognuno dei 60.000 dipendenti il PRI aveva chiesto non solo il voto ma anche una lista di trenta persone impegnate per il voto al partito di governo, pena il licenziamento. E la Pemex è solo una delle aziende di stato.
Attraverso il voto democratico si è quindi realizzata una vera rivoluzione pacifica.
Secondo padre Garcia l’elezione di Fox è il frutto di un‘onda lunga iniziata con il viaggio di Giovanni Paolo II in Messico, quando per otto giorni tutte le scuole e gli uffici rimasero chiusi perché la gente voleva andare a sentire e vedere il Papa.
É da allora che il PRI cominciò ad essere attraversato da una profonda divisione interna. Da una parte l’ala tecnocratica, dei giovani che hanno studiato all’estero che desideravano più democrazia, sviluppo economico e legalità per la Chiesa cattolica, dall’altra la vecchia guardia ideologica e massonica del PRI, antidemocratica ed anticlericale.
Coscienti di non potere sconfiggere lo strapotere del PRI, all’inizio i cattolici hanno sostenuto l’ala tecnocratica. In Parlamento il Pan ha votato più volte a favore di candidati del PRI che rappresentavano questo gruppo.
Con questa politica dei piccoli passi nel 1994, si era giunti anche alla candidatura di Donaldo Colosio il primo vero cattolico nelle file del PRI, ma venne ucciso a pistolettate. Con l’assassinio di Colosio si voleva impedire che un cattolico diventasse presidente del Messico e soprattutto si voleva costringere i cattolici alla rivolta.
Il tentativo di far insorgere i cattolici era stato fatto precedentemente con l’assassinio del cardinale di Guadalajara. Per i messicani Guadalajara è il cuore del cattolicesimo. In questa città c’è il più grande seminario del mondo con 1600 candidati al sacerdozio. Da qui vengono la maggior parte dei sacerdoti e dei Vescovi che sono in Messico.
L’assassinio era un segnale chiaro da parte delle forze anticattoliche. Ma i cattolici, memori di quanto accadde negli anni della persecuzione, hanno reagito saggiamente lavorando come formiche e formando giovani quadri. Così si è arrivati alla candidatura di Vicente Fox, la cui probabilità di vittoria era minima, non avendo il PRI mai perso le elezioni.
Nessuno se lo aspettava, fino a poche ore dal voto i sondaggi davano ancora vincente il PRI, ma è stato Fox a trionfare.
Appena conosciuto il risultato delle urne il nuovo presidente ha lanciato messaggi di apertura verso gli sconfitti. Ha invitato gli altri a formare un governo che rappresenti tutto il Paese. Ha chiesto l PRI ed all’ala sinistra del PRD (Partito Rivoluzionario Democratico) di fornire una terna di nomi per ogni ministero, Fox ha detto che non sceglierà solo tra i suoi collaboratori ma vorrà i migliori in assoluto.
Con Fox il Messico ha la possibilità di diventare una Nazione ricca e prospera quanto gli Stati Uniti, e di fare da ponte per democrazia e sviluppo con tutti i paesi dell’America Latina, sempre nella speranza che la sua vita non venga spezzata violentemente dalle forze anticattoliche. A questo proposito Fox ha detto che va in Chiesa spesso proprio per essere pronto all’incontro con il Signore.
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