Se fossi Berlusconi, comprerei L’Unità. Intanto Berlusconi scioglie i muscoli (e scalda la diplomazia) per Palazzo Chigi

Di Tempi
16 Agosto 2000
Settimana

“Se fossi Berlusconi, e se mi fosse consentito, comprerei l’Unità, col patto di lasciarle scrivere tutto ciò che vuole’’. Sergio Zavoli lo ha detto paradossalmente, e paradossalmente gli si potrebbe rispondere che il Cavaliere di Arcore ci aveva pensato.

L’Unità era sopravvissuta alla chiusura della sinistra Quell’Alessandro Dalai che ha fatto un’offerta (respinta) per il moribondo giornale “fondato da Antono Gramsci” (si dice così anche se Rosso Malpelo su Avvenire ha dimostrato che ciò non corrisponde al vero) è lo stesso Dalai che è socio proprio di Silvio Berlusconi nella casa editrice Baldini e Castoldi. I nostri sono ovviamente pensieri in libertà che seguono il filo di fantasie suscitate dalla boutade di Zavoli, ma alla strategia di avvicinamento del leader di Forza Italia allo scranno di Palazzo Chigi mancherebbe solo un colpo come questo, per il resto ha già (quasi) fatto di tutto.

Memore della cacciata dalla presidenza del Consiglio conquistata a suon di voti nel 1994, Berlusconi in quest’ultimo anno ha provveduto a crearsi quel consenso senza il quale in Italia non si governa, neanche se si stravincono le elezioni.

Le Politiche, si tengano a novembre o nella prossima primavera, il Polo delle Libertà è convinto di stravincerle. Va ricordato che era così anche nel 1996, nessuno dava chanches a quel professore di Bologna che girava l’Italia in pullman, e poi s’è visto come è andata a finire. Ma questa volta la situazione sembra effettivamente diversa. Primo, è tornata la Lega, che nel ’96, dopo essere stata protagonista del ribaltone, aveva tenuto per sé i suoi voti. Secondo, c’è il successo elettorale delle recenti Europee e Regionali e il patrimonio di cinque anni di buon governo soprattutto nelle regioni del Nord. Terzo, e questo pare l’elemento più determinante, c’è un centrosinistra allo sbando come raramente è stato dato di vedere. L’ultimo segnale del vuoto che regna a sinistra è proprio la chiusura dell’Unità. Si perdoni il paragone, ma se la Santa Sede permettesse la chiusura dell’Osservatore Romano non sarebbe così grave, l’Osservatore non è mai stato “l’organo” ufficiale del Vaticano . Ma su questo ha ragione Adriano Sofri (Il Foglio) . La sinistra non sopravvive all’Unità che chiude, è stata l’Unità a sopravvivere alla fine (avvenuta da tempo) della sinistra.

Viaggi all’estero…
Va a questo punto ricordato che non c’è sconfitta peggiore di una vittoria fin troppo annunciata, ma i numeri sembrano effettivamente stare dalla parte del Cavaliere di Arcore. Anche se non sono stati i numeri in questo ultimo periodo a preoccuparlo, quanto piuttosto la tessitura di una rete di rapporti che gli consenta di non avere contro quei poteri senza i quali è molto difficile governare.

Berlusconi si è innanzitutto preoccupato di dare al suo movimento una copertura, o un accredito, internazionale. L’ingresso di Forza Italia nel Partito popolare europeo non è un successo di Rocco Buttiglione ma il frutto del convincimento che non si può restare isolati, come il caso Haider insegna. Il possibile premier di un paese del G7 non poteva correre il pericolo di essere descritto all’estero come leader di una destra inaffidabile per il suo populismo i suoi rapporti con “gli ex fascisti” e con i “separatisti” alla Bossi. La mossa Ppe, e il rapporto con lo spagnolo Maria JoséAznar, hanno bloccato sul nascere i tentativi fatti dalla sinistra (D’Alema in testa) in questo senso. C’è poi stato il viaggio in Israele, altri ne seguiranno, soprattutto in America. Anche se, prudentemente, Berlusconi ha rinunciato a recarsi alla convention repubblicana di agosto: gli Stati Uniti, chiunque vinca, sono un alleato istituzionale per qualunque presidente del Consiglio italiano. Prima ancora c’era stato il responsabile atteggiamento (condivisibile o no che fosse) sulla guerra in Kosovo dove il Polo aveva dato prova di cosa vuol dire saper tenere agli “interessi della nazione” al di là delle convenienze di tattica politica di piccolo cabotaggio. C’è stato, infine, anche se il fatto appartiene al regno dei “si dice” mezzi ammessi e mezzi smentiti, l’avvio di un rapporto con Renato Ruggiero, ex direttore generale della Wto, gran consigliere di casa Fiat, un personaggio molto importante e ascoltato sulla scena internazionale.

E abboccamenti in Italia E proprio Renato Ruggiero sedeva al tavolo insieme all’avvocato Giovanni Agnelli di fronte a Silvio Berlusconi e a Giulio Tremonti in un incontro di cui ha dato notizia il Corriere della Sera la settimana scorsa. Si sa quanto i cosiddetti “poteri forti”, Fiat in testa, abbiano in questi anni privilegiato il rapporto con il centrosinistra, ma si sa anche quanto le cose, soprattutto in Confindustria siano recentemente cambiate . L’elezione alla guida degli industriali del napoletano Antonio D’Amato è stata vissuta come una cocente sconfitta sia negli ambienti debenedettiani sia in quelli torinesi filogovernativi, mentre è stata festeggiata a champagne da personaggi come Cesare Romiti e Fedele Confalonieri e salutata positivamente dallo stesso Berlusconi. E’ assolutamente semplicistico definire berlusconiani i nuovi vertici di viale dell’Astronomia, ma anche in quelle stanze il rapporto con il leader di Forza Italia è cambiato .L’incontro con Agnelli ne è forse il segnale più significativo. Un accenno, inoltre, di come in certi ambienti sia caduto l’ostracismo nei confronti del Cavaliere lo merita anche l’ingresso di Mediolanum in Mediobanca.

Il Cavaliere al Meeting Da ultimo il rapporto con la Chiesa cattolica. Berlusconi , che in quanto ricco gode di pessima immagine presso l’associazionismo cattolico progressista nonché presso molti prelati più o meno di rango, ha fatto di tutto per accreditarsi se non come defensor fidei, almeno come politico molto attento alle esigenze della Chiesa, questo anche a costo di inimicarsi l’ala radicale e più “liberale” del suo movimento: libertà di educazione, bioetica, fecondazione assistita, famiglia. La Chiesa ha risposto con segnali significativi, come ad esempio il (decisivo) sostegno alla candidatura di Storace (Polo) nelle elezioni regionali del Lazio. Berlusconi andrà anche al Meeting di Rimini per fare un bagno di folla col movimento cui deve le vittorie politicamente più importanti (la regione Lombardia e il comune di Milano). Le parole che dirà potranno procurargli nuovi amici , consolidare quelli esistenti e rafforzare l’astio di vecchi nemici. L’Espresso ha già iniziato la sua campagna elettorale rivelando, a suo dire, “come è diventato ricco Berlusconi” in base a documenti che la procura di Palermo aveva letto ben prima dei redattori del settimanale debenedettiano, letto e archiviato. Ma un segnale di vita la sinistra doveva darlo. Si aspetta la campagna d’autunno.

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