Quando il petrolio finirà

Di Tempi
16 Agosto 2000
Il grafico della settimana

Tempo d’estate, tempo di lunghi viaggi; al distributore lo sguardo si dirige preoccupato verso il cartello delle tariffe: per quanto tempo ancora il prezzo dei carburanti continuerà a salire? Il buon senso dell’uomo medio teme una prognosi infausta: i consumi -riflette- aumentano, le riserve di idrocarburi diminuiscono, il prodotto diventa più raro e il prezzo continuerà a crescere. Ma, fortunatamente, le cose non stanno proprio così.

Se noi guardiamo al prezzo del petrolio negli ultimi tre anni, notiamo delle oscillazioni fortissime: si è passati dagli 11 dollari al barile del 1998 (minimo storico dai primi anni Settanta) ai 18 (in media) del 1999 per toccare un picco di 30 dollari quest’anno. Ma queste impennate non hanno a che fare con una scarsità intrinseca del prodotto, quanto con la decisione dell’Opec di provocare una scarsità commerciale limitando l’estrazione, come già avvenne nel 1973 e nel 1979.

Se raffrontiamo le riserve appurate di idrocarburi e il consumo annuo di energia nel mondo, ci si può preoccupare: a fronte di un consumo equivalente a 63 miliardi di barili di petrolio (1 barile = 159 litri), le riserve appurate ammontano attualmente circa 1.000 miliardi di barili, 676 dei quali (quasi i due terzi) giacciono sotto le sabbie di paesi del Medio Oriente. Però gli idrocarburi partecipano solo in parte (e in una misura non facilmente quantificabile) al consumo mondiale di energia: altre componenti importanti sono l’energia nucleare, il carbone, i combustibili tradizionali (legna, biomasse, ecc.). Ma la cosa più importante da considerare è che proprio la scarsità delle riserve petrolifere in alcuni paesi contiene, contro ogni aspettativa, la promessa di un affrancamento ormai vicino dalla dipendenza petrolifera e dell’avvento di nuove fonti energetiche e di nuovi tipi di motori (come quello all’idrogeno, da lungo tempo atteso).

Mentre infatti, come vediamo nel grafico, i più importanti paesi del Medio Oriente dispongono ancora di riserve che, agli attuali ritmi di estrazione, appaiono destinate a durare più di un secolo, paesi altamente industrializzati e petroliferi come Usa, Canada e Norvegia non dispongono ormai di più di 10 anni di riserve. E poichè non si può immaginare che gli Stati Uniti, potenza egemone mondiale, accettino di dipendere per tutto il prossimo secolo da petrolio estratto in paesi arabi, c’è da aspettarsi che le ricerche e le sperimentazioni su nuove fonti energetiche e sul loro sfruttamento conosceranno nei prossimi anni un’intensa accelerazione. Se gli Usa vogliono continuare a consumare una quantità di energia pro capite che è più di quattro volte superiore alla media mondiale (8.076 kg di equivalente petrolio pro capite contro 1.692) senza legarsi mani e piedi agli umori degli sceicchi, dovranno ingegnarsi a mettere sul mercato qualche motore alternativo a prezzi competitivi. E il vantaggio sarà generale.

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