L’amore al tempo di Clinton

Di Berkovitz Peter
06 Settembre 2000
“La libertà senza quegli indizi di eternità verso la quale il cuore umano sembra incessantemente attratto”, non fa fiorir le rose e distrugge alla radice la libertà dell’amore. Un radicale liberal americano spiega perché sia la romantica istintività, sia il matrimonio, appaiono senza speranza: non è una questione di decadenza o incoerenza morale, ma il fallimento pratico di un’idea di libertà che fa della transitorietà e della separatezza le colonne d’Ercole dell’esperienza umana

Come intendiamo l’amore e il matrimonio negli Stati Uniti oggi? Da una parte, ci si può chiedere chi potrebbe essere meno romantico di noi e che cosa oggi sia più fuori moda in America della dedizione amorosa. La tivù e i film sono zeppi di farse adolescenziali, volgarità a buon mercato e la febbrile e calcolata ricerca di sesso casuale e disimpegnato. La rivoluzione di Internet e la Borsa ingigantiscono il nostro già robusto senso di aver diritto a tutto: a essere un miliardario a 25 anni o a essere un farabutto e un parassita. Grazie in parte ai videoregistratori, a Internet e ora ai DVD, l’industria della pornografia è esplosa e fiorisce come mai prima d’oggi, rendendo la visione di immagini ravvicinate di ogni immaginabile combinazione di copulazione dal vivo accessibile, discreta e disponibile quasi per tutti. Una delle più popolari sitcom degli anni Novanta, Seinfeld, propone un universo di 30 personaggi privo di coppie felici, nel quale la prospettiva dell’amore duraturo, quando uomini e donne escono insieme e si mettono insieme, non ha alcuna importanza nemmeno come oggetto d’irrisione.

Sfida fra Internet e Leonardo Di Caprio
Negli anni Sessanta e Settanta, all’alba della rivoluzione sessuale, gli studenti universitari di sinistra parlavano di una delle loro nuove libertà definendola con un’espressione che oggi suona buffa: “fare l’amore”, un modo di dire che emancipava il sesso dal matrimonio, ma che preservava il suo legame coi sentimenti; negli anni Ottanta si è cominciato a parlare di “fare sesso”, un’espressione che ha separato la spinta biologica dall’affetto; gli studenti di oggi adottano una metafora meccanica parlando di “agganciarsi”, come i vagoni ferroviari o le postazioni dei computer.

Naturalmente per ogni tendenza antiromantica nella cultura popolare si potrebbe identificare una controtendenza che celebra l’amore romantico: spettacoli televisivi come “Mad about you” e “Dharma e Greg” che mostrano deliziose giovani coppie sposate le cui discussioni e bisticci confermano sempre il loro perfetto affiatamento; il titanico successo di Titanic, che deve più alla bella storia romantica fra Leonardo Di Caprio e Kate Winslett che agli spettacolari effetti speciali realizzati via computer da James Cameron; e le odi sentimentali ai cuori spezzati e all’amore eterno che si riversano dalle stazioni radio di soft rock e country music 24 ore su 24 in tutto il paese.

Ma la coesistenza di tendenze e controtendenze è proprio ciò che fa problema. Siamo evidentemente romantici ed evidentemente antiromantici allo stesso tempo. Ma questo non significa che realizziamo in noi un buon equilibrio fra le due cose. In realtà, a causa delle ambiguità inerenti sia all’impulso romantico che a quello antiromantico, ci si deve aspettare che la competizione tra essi diffonda una potente confusione nei nostri spiriti, soprattutto per quanto riguarda la nostra condotta e le nostre idee in materia di amore e matrimonio.

Domande scettiche e catastrofe dei sentimenti
Prendiamo in considerazione quel che dicono sulla questione Leon e Amy Kass, coniugi e professori all’università di Chicago. Essi hanno compilato una terribile lista degli ostacoli che la vita sociale negli Usa oggi pone a chi voglia prendere sul serio la speranza della realizzazione dell’amore all’interno di un matrimonio duraturo. La lista merita di essere citata per esteso a motivo della illuminante giustapposizione degli elementi individuati dai Kass con gli interrogativi scettici dei loro intuitivi studenti. Essi, sembrano dire i Kass, hanno perfettamente chiare le potenti ragioni che si oppongono all’amore e al matrimonio nel mondo che i due professori descrivono metodicamente: la rivoluzione sessuale resa possibile specialmente da un’efficace contraccezione femminile (“Perché domandare una donna in sposa quando si può godere il piacere del sesso con lei regolarmente senza matrimonio?”; “Perché aspettare il matrimonio adesso che non corro il rischio di restare incinta?”); l’ideologia del femminismo e la mutata educazione e status occupazionale delle donne (“Perché cercare un marito o avere dei figli quando posso avere una carriera più soddisfacente a livello personale?”; “Perché devo accollarmi l’onere di mantenerla quando può mantenersi da sé?”); la fine del biasimo sociale nei confronti delle nascite illegittime, del divorzio, dell’infedeltà e dell’aborto (“Che bisogno c’è di avere un marito per avere figli?”; “Perché dovrei praticare la castità o una sessualità responsabile quando è possibile abortire in caso di inconvenienti?”); la generale erosione della vergogna e della paura nei confronti delle cose sessuali promossa dalla commercializzazione del sesso e massimamente esemplificata nell’ossessiva e voyeuristica presentazione dell’attività sessuale nei film e alla televisione (“Perché dovrei vestirmi e comportarmi in modo modesto?”; “Perché dovrei avere scrupoli o provare pudore nel mostrare il mio corpo?”); la diffusa educazione sessuale moralmente neutra nelle scuole (“Perché fare caso ai sentimenti e alla dedizione amorosa quando è tutta una questione di piacere e sicurezza?”; “Perché considerare il sesso come una cosa legata all’avere figli quando è tutta una questione di evitare questa conseguenza o di sbarazzarsene?”); l’aumento esponenziale del numero di giovani i cui genitori hanno divorziato (“Perché avere fiducia in qualcun altro?”; “Chi può onestamente promettere un amore eterno?”) o che sono nati fuori dal matrimonio (“Chi ha bisogno del matrimonio?”; “Cosa c’è di male ad essere ragazze madri?”); la grande crescita della mobilità geografica, col conseguente allentamento dei legami con il luogo e la famiglia estesa di origine (“Perché sistemarsi definitivamente?”; “Cosa mi importa di quello che la mia famiglia pensa delle mie relazioni?”) e, più difficile da descrivere, una cultura popolare che celebra la giovinezza e l’indipendenza non come una fase passeggera nel cammino verso l’età adulta, ma come “il tempo della nostra vita” imitabile a qualunque età (“Perché caricarsi degli oneri della condizione adulta quando possiamo continuare a divertirci senza responsabilità?”) e un ethos privo di aspirazioni trascendenti, che non ci richiede alcuna devozione alla famiglia, a Dio o al nostro paese, ma ci incoraggia semplicemente a godere i piaceri del presente (“Se sembra una cosa buona, perché non farla e basta?”).

Libertà per tutti, ovvero tutto passa e va
Una pericolosa corsa ad ostacoli, da qualunque punto di vista la si guardi. Ma più impressionante ancora è la compresnione che i Kass mostrano per la situazione dei loro studenti. Perché i dubbi intorno all’amore, al corteggiamento e al matrimonio che la loro analisi sottolinea sono legittime deduzioni da esperienze della vita vissuta. E perché l’esperienza se la prende col corteggiamento, accusa l’amore e incrimina il matrimonio? Molti cercano la risposta negli anni Sessanta, da molti considerati un punto di svolta. Ma la risposta sta più in profondità ed è più sconcertante. La fonte dei nostri dubbi e della nostra insoddisfazione nei riguardi del corteggiamento e del matrimonio, io penso, è molto più lontana e allo stesso molto più vicina. E’ una fonte sia morale che politica fatta di verità a cui raramente poniamo mente perché ci sembrano lapalissiane. Siamo estraniati dall’amore e dalle istituzioni che lo preservano da quegli stessi princìpi morali fondamentali su cui si basa la nostra politica, dalla graduale affermazione, più nei nostri cuori che nelle nostre leggi, dello spirito di libertà e di uguaglianza.

Lo spirito di libertà ci impartisce originali lezioni circa la vita morale e ci fa adottare particolari sistemi per governare le nostre associazioni con altri. Fra questi ci sono le lezioni della transitorietà e i sistemi di separatezza. Più amiamo la libertà e la consideriamo il carattere che ci definisce, più impariamo a considerare noi stessi come non sottoposti ad alcuna autorità superiore e duratura, come non legati ad alcuna comunità che possa chiederci una lealtà eterna, come non vincolati da alcuna promessa, principio o dovere che non possa essere ritrattato o rivisto secondo i moti del nostro spirito. E consideriamo gli altri come governati dai nostri stessi impulsi. Vedendo noi stessi come sostanzialmente indipendenti, vedendo gli altri che vedono se stessi come sostanzialmente indipendenti, e vedendo questi stessi altri che vedono noi come sostanzialmente indipendenti, noi collaboriamo alla costruzione di sistemi, psicologici e sociali, che riaffermano la separatezza che la nostra sostanziale indipendenza impone. Non è che cessiamo di associarci, ma concepiamo ogni associazione, anche la più intima e appassionata, come ultimamente strumentale e soggetta a rinegoziazione o cancellazione senza preavviso.

Talmente liberi da diventare oggetti
Le lezioni della transitorietà e i sistemi di separatezza ci incoraggiano a non avere fiducia negli altri perché attribuiamo ad essi lo stesso attaccamento alla libertà di fare quel che più piace che discerniamo in noi stessi. Esse ci costringono a pensare che gli altri si negano a noi perché , per salvaguardare la nostra indipendenza, noi abitualmente neghiamo una parte di noi stessi a loro. Esse ci inducono a sospettare che gli amici e gli amanti stanno allestendo piani segreti per una rapida fuga perché anche noi stiamo occultamente preparando gli stessi piani di emergenza.

Inoltre, le lezioni della transitorietà e i sistemi di separatezza sono rafforzati dai frutti della libertà, dal progresso economico e dall’avanzamento scientifico. Le rivoluzioni nella tecnologia e nella medicina – dal controllo delle nascite all’aborto, alla fecondazione in vitro, alla clonazione – aumentano la nostra libertà mettendo a disposizione potenti strumenti per controllare i nostri corpi e manipolare i processi biologici, ma allo stesso tempo la minacciano inesorabilmente insinuando che uomini e donne altro non sono che oggetti per il controllo e la manipolazione, limitati solo dal costo e dal know-how.

Tuttavia il nostro antiromanticismo è soltanto una parte della storia. Il nostro amore per la libertà nutre allo stesso modo le nostre pronunciate tendenze romantiche. La libertà ci spinge ad apprezzare la nostra unicità. E se siamo unici, può esistere più di una persona che possa capirci e prediligerci e che noi possiamo capire e prediligere a nostra volta? Forse noi riponiamo una smisurata speranza nel potere redentivo dell’amore romantico perché, dopo che il nostro desiderio di libertà ha sovrastato le vecchie fonti della trascendenza, l’unione di due esseri in uno – entro la quale ogni amante, abbracciando l’amato, diventa un individuo più solido e generoso – resta l’unica cosa che ci offra quegli indizi di eternità verso la quale il cuore umano sembra incessantemente attratto.

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