Warhol, un contrasto col Nulla

Di Frangi & Stolfi
13 Settembre 2000
Senza ombrello, sotto il temporale 36

Ci sembra indiscusso che i due geni figurativi del secolo (passato) siano Pablo Picasso e Andy Warhol. Sono due geni “semplici”, nel senso che non hanno bisogno di evitare l’ovvietà per manifestare la loro grandezza. Per questo sono, fondamentalmente, tutt’e due molto cattolici. Della cattolicità di Picasso parleremo in un altro appuntamento. Quella di Warhol ce la squaderna davanti un mensile americano “Talk” che recensendo due mostre di disegni sulla West Coast, una di Peter Paul Rubens e l’altra di Andy Warhol, dice che ciò che unisce i due è proprio la loro cattolicità. Perché stupirsi? Un libro appena uscito negli Usa ricorda la religiosità di Warhol, figlio di emigrati slovacchi, di fede cattolica-bizantina. Le prove documentarie sono tantissime e non c’è qui spazio per elencarle. Del resto Warhol non ne faceva mostra, ed è giusto rispettarne il pudore. Ma la sua cattolicità è nel tessuto dell’opera, nella pulizia assoluta dello sguardo, nella semplicità con cui fa risplendere la bellezza anche di ciò che è brutto, banale e non vale niente. O, come ha scritto Baudrillard, nella verità drammatica con cui evoca il Nulla e nella forza positiva (o grazia) con cui ogni volta se ne sottrae.

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