Se la “devolution” facesse… Scuola
Ora gli anni Ottanta e Novanta i riflettori erano puntati sulle varie versioni della Pantera, i moti di protesta degli studenti post sessantottini. Nell’anno delle riforme e del nuovo regime dell’autonomia, la scuola fa parlare di sé a causa dei docenti cui spetta l’attuazione delle riforme. In Italia, si sa, i grandi cambiamenti (a parte alcune categorie protette e privilegiate) si attuano a costo zero. E la scuola non fa eccezione. Riforma dei cicli scolastici, dell’esame di stato, introduzione dell’autonomia degli istituti scolastici per ora sono state fatte senza il becco di un quattrino. Per l’autonomia dei 107.60 istituti scolastici gli stanziamenti ammontano a 123 miliardi. E che dire degli stipendi?
Mamma dammi 1000 lire che in Europa convien migrar…
Il ministro Tullio De Mauro ha sempre detto che le paghe dei docenti sono vergognose. Creativo com’è, aveva ipotizzato di aumentarli grazie agli introiti della lotteria abbinata alla Formula 1. Ma quanto guadagnano? Un maestro elementare all’assunzione prende poco più di un milione e 700mila lire, mentre un docente delle superiori supera di poco un milione e 900mila. All’inizio della carriera i docenti francesi e tedeschi arrivano sui tre milioni e mezzo, mentre gli spagnoli a fine mese prendono sui 2 e 300mila lire; un po’ di più degli inglesi che invece non superano i due milioni e 100mila lire. Più netto è il divario a fine carriera tra i docenti italiani e gli altri. Un prof delle superiori arriva – secondo i dati della Uil scuola – a 2. 948.000 lire, mentre all’estero si va da 4.100.000 della Spagna ai 4.600.000 della Germania. Del resto il numero dei docenti italiani è molto alto, quelli di ruolo sono 722mila a cui si aggiungono i precari, i docenti di religione e altre figure professionali come gli assistenti tecnici. Se venissero accolte le richieste dei sindacati della scuola, si avrebbe un incremento di 15-20mila miliardi del bilancio statale previsto per l’istruzione.
Paghe europee in Trentino. Merito della prima “devolution” italiana…
Un finanziamento aggiuntivo che, se pure diluito in quattro o sei anni, equivale a una cifra enorme, impossibile da trovare. Il ministro De Mauro nell’ultimo incontro ha proposto uno stanziamento di 400 miliardi e il divario tra richieste sindacali e offerte governative appare a tutt’oggi insanabile. Tutti i sindacati della scuola sciopereranno entro il 10 ottobre. Una manifestazione di piazza che dovrebbe indurre il governo a fare proposte più vantaggiose, pena il blocco delle attività didattiche. Ma è probabile che l’accordo si troverà su cifre decisamente minori. Centomila lire al mese in più e poi tutti zitti. Non aderiranno alla protesta i docenti del Trentino Alto Adige. I loro stipendi sono già nella media europea. In provincia di Bolzano ad esempio, tutti gli insegnanti sono equiparati ai funzionari laureati e quindi inquadrati nell’VIII livello. Allo stipendio statale viene aggiunta un’indennità provinciale erogata però su dieci mensilità. A inizio carriera di un professore delle superiori l’indennità è di 811mila lire lorde, tra i 15 e 20 anni di anzianità arriva a 1 e 800mila lire lorde. Dopo 35 anni di servizio l’assegno provinciale è di 3 milioni e 200mila lorde. Più alta dello stipendio statale che come si è visto supera di poco i 2 milioni e 900mila lire. In pratica un docente sudtirolese delle superiori percepisce all’inizio 3 milioni mensili e un maestro 2 milioni; prima della pensione alle superiori 4.650.000 e alle elementari 3.570.000 lire.
… e la seconda arriverà dalla Lombardia
Paghe europee dunque per gli insegnanti dell’Alto Adige, frutto della prima “devolution” italiana. La provincia di Bolzano infatti, grazie allo statuto autonomo, da decenni ha le competenze nel settore dell’istruzione e della sanità. Un modello che può essere esteso a tutto il territorio nazionale, se prendesse campo un reale federalismo. Lo stato centrale, delegando alle regioni i compiti in materia di scuola, si libererebbe di un fardello notevole e spesso ingestibile. Ad occuparsi degli stipendi dei docenti sarebbero gli assessori regionali. E così a seconda delle scelte compiute in ogni regione, si capirebbe l’importanza che i “governatori” e le loro giunte danno alla scuola. Indirizzi concreti e non solo proposte, in genere mai seguite dai fatti. La seconda devolution, quella delle regioni a statuto ordinario, di cui si parla in queste settimane grazie al referendum consultivo indetto dal Consiglio regionale della Lombardia, porterebbe giovamento anche alle tasche dei tanti vituperati docenti. E se a Milano si è già deciso di offrire alle famiglie un buono scuola, dimostrando l’attenzione dei politici lombardi al mondo dell’istruzione, perché non comportarsi allo stesso modo anche con gli stipendi degli insegnanti? La “devolution” chiesta dalle regioni del Nord non è una mera questione ideologica ma, a partire dalla scuola, è una proposta piena di contenuti.
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