A NY Dio non esiste (E la domenica non si trova neanche un indraulico)

Di Maniscalco Stella
27 Settembre 2000
Bush e Gore? Due candidati quasi uguali: stesse idee sulla globalizzazione, grande reticenza sui valori d'origine. Il vero dato cruciale delle presidenziali Usa è la dissidenza degli strati popolari che voteranno per i candidati alternativi, Buchanan e Nader, in difesa del diritto alla chiusura, sia economica che culturale. In nome di un valore tutto liberal: quello della sovranità su di sé, esercitabile pure dalla comunità locale. L'illuminante fenomeno dell'home schooling, la scuola fatta in casa. Un’analisi del direttore di The New Repubblic

Sono una ragazza di Pesaro e da qualche anno vivo qui in America con i miei genitori. In questo scorcio di fine di settembre del 2000 sto per iniziare il mio terzo e penultimo anno alla New York University, uno dei 50 college di New York City, situato a sud dell’isola di Manhattan, nel Greenwich Village.

Il fascino del Campus
La mia università è una tra le più prestigiose ed è un ambiente molto interessante. A me personalmente affascina tantissimo l’andare a scuola lì, dopo tutto New York City è la capitale dell’impero e trovarsi in questo luogo durante gli anni universitari è secondo me una delle cose più entusiasmanti. A differenza della maggior parte dei miei compagni io non alloggio nel campus universitario ma abito a casa con i miei genitori a Brooklyn e ogni mattina prendo la metropolitana per andare a lezione. I ritmi sono frenetici e la sera si torna a casa veramente stanchi, ma ogni mattina passando in metropolitana sul Manhattan Bridge, uno dei ponti che collega il quartiere di Brooklyn a Manhattan, penso a che roba grande sia andare a scuola tra quei grattacieli, in mezzo a tutta quella gente.

Se sei intelligente (e hai i soldi) per farcela, corri, ragazza, corri
Nonostante il fascino e l’emozione, la vita nel college americano non è semplice e il rischio di essere risucchiati da esso sono enormi. Ci sono tantissimi aspetti del college americano che potrei definire quasi disumani. Uno degli aspetti più assurdi è proprio come si entra in università. Praticamente verso dicembre del quarto e ultimo anno di superiori si cominciano a mandare “applications,” domande, in varie università di interesse. In base a diversi fattori l’università ti può accettare o meno:
– rendimento scolastico – risultati negli esami nazionali chiamati SAT – coinvolgimento nell’ambito scolastico e extra scolastico‡ clubs, sports, volontariato, particolari successi (premi vinti, qualsiasi tipo di riconoscimento) In base alla tua riuscita in questi ambiti, viene accettato da un college più o meno buono. Quindi in poche parole, solo i migliori, i più intelligenti, hanno la possibilità di intraprendere gli studi a un livello buono. Legato a tutto ciò c’è la questione soldi. Più un’università è buona più è cara, e quando si parla di cara si parla di a volte più di 30 mila dollari all’anno (60 milioni). Per cui non basta essere un bravo studente o cittadino, è necessario avere i soldi. Lo stato offre borse di studio per ragazzi che pur provenienti da famiglie povere si dimostrano studiosi, ma fondamentalmente sono pochi a farcela senza soldi.

Party all night long
L’andare al college costituisce per la maggior parte dei ragazzi americani il tempo della libertà. Quasi tutti vanno via di casa per andare a frequentare scuole il più lontano possibile dal paese nativo e si stabiliscono lì nei dormitori insieme a gente mai vista prima e di cui non sanno assolutamente nulla. Il successo dipende da quanto indipendenti si è, da quante decisioni si riescono a prendere da soli. Il concetto di individualismo è completamente esaltato. Questo è considerato il tempo della libertà quando di fatto diventano completamente schiavi della mentalità dominante: just do it, fai quello che ti pare, party all night long, ubriacati e stai con più donne possibile.

Tutto quello che è successo prima di adesso non conta. Ora si è indipendenti e capaci di controllare la propria vita. La cosa interessante è che in questi anni la personalità dei ragazzi si forma. Ma come? Secondo le idee e i desideri del potere.

Ugualitarismo e competizione
Non abitando nei dormitori non vedo tanti degli aspetti più caratteristici della vita del college, ma parecchie volte mi è capitato di passare giornate lì da compagni e ho comunque avuto l’opportunità di vedere come funziona la vita. La confusione è notevole, entri in una stanza e trovi chi studia, chi ascolta la musica, chi guarda la televisione, chi parla al telefono, chi mangia, ma tutto questo senza un minimo ordine. Passando per i corridoi del palazzo trovi chi gira in mutande perché appena uscito dalla doccia, uomini e donne allo stesso modo, chi suona il trombone per le scale perché lì l’acustica è migliore, chi studia fuori davanti alla porta perché c’è meno rumore, chi in continuazione ti offre una canna. Lo studio è chiaramente in secondo piano, si cercano di passare i test, ma la ragione fondamentale per cui si è lì al college è per divertirsi e finalmente essere fuori di casa. A dire la verità i livelli sono due, per tanti è così poi ci sono quelli all’altro estremo per cui lo studio è tutto perché la carriera è tutto. Probabilmente questo aspetto è presente ovunque e non solo nel college americano, ma bisogna entrare per un istante nella mentalità americana, dove tutto è competizione, dove se fallisci sei nullo, dove l’economia è così forte che chi è in cima è in cima a tutto ed è perciò una posizione a cui tutti aspirano. Nessuno ti aiuta mai a studiare o ti da consigli, si è tutti contro in questa lotta al potere e al successo.

Tutto “nice” (fin che la barca va)
Apparentemente tutto è bello, si è liberi e realizzati, ma di fatto di problemi ce ne sono tantissimi. Durante questi due anni di college americano ho avuto un sacco di compagni scoperti depressi che si incontrano regolarmente con lo psichiatra dell’università. Ma di queste cose non se ne parla. Quest’anno una mia compagna, Natalie, ha lasciato l’università per andare a riposarsi a casa dai suoi una settimana. Lei viene dall’Iowa, uno stato al centro nord degli Stati Uniti. Una settimana diventano due, e man mano vengo a sapere che è depressa e non tornerà a NY per il semestre. Mi chiama e mi chiede di farle il piacere di andare nel suo dormitorio e svuotarle la stanza altrimenti l’università le butta via la roba. Aveva 3 compagne nel dormitorio con lei, le sue migliori amiche, e tutte e tre si erano rifiutate di farle questo favore. C’è questa paura di fronte ai problemi e alla drammaticità della vita, e allora di fronte a una con dei problemi ci si tira indietro. La superficialità nei rapporti è sconvolgente, sono tutti “nice”, gentili ed educati tra di loro, ma tutto è nascosto, per cui se qualcosa non va si cela. Io insieme ai miei amici le abbiamo fatto questo favore e lei è rimasta molto colpita da noi. Appena tornata a NY il semestre successivo, ha voluto venire a casa mia a conoscere la mia famiglia e i miei amici. E’ rimasta colpitissima da come io, pur essendo all’università, vivessi con i miei genitori e non fosse un di meno e un limite alla mia libertà. E’ rimasta profondamente colpita dal fatto che noi di fronte alla sua insicurezza e insoddisfazione non ci fossimo tirati indietro. Siamo diventati molto amici, abbiamo passato un bellissimo semestre, andando a Central Park a studiare insieme, andando a teatro e al cinema insieme, trovandosi a casa mia a studiare. Poi quest’estate ricevo una lettera da lei che mi dice che ha deciso di andare via da New York e trasferirsi in un’università più piccola in Iowa, più vicino a casa, più economica e dove si spera sia trattata meglio. C’è questa irrequietezza, un’inquietudine continua, e allora ci si sposta, si cambia ambiente amici, alla ricerca di qualcosa che soddisfi. Anche se magari il desiderio per un di più è positivo, poi però si pensa di poter rispondere con un continuo provare di esperienze diverse.

Vietato vietare (ed esprimere giudizi)
L’ambiente universitario è molto vario, in modo particolare in una città come New York. Ho compagni provenienti da culture e religioni completamente diverse. Natalie viene dal Mid West, Iowa, e avendo genitori di religioni diverse è stata battezzata Cattolica e cresimata nella chiesa protestante luterana. David è un ebreo di Seattle, non praticante ma molto attaccato alle sue tradizioni. Ravi è un indiano cresciuto nel Queens, e invece Harry viene dal Texas ed è mussulmano. La famiglia di Paul è Cattolica, vive poco fuori New York, ma Paul ha sempre rifiutato di seguire la sua religione. Insomma, di differenze culturali e religiose ce ne sono tante e si sentono fortemente. Per cui si diventa amici ma non si possono superare certe barriere perché comunque si è diversi. E allora David di fronte a un mio invito ad uscire con i miei amici accetta, ma dopo un paio di volte si tira indietro, perché i miei amici sono un gruppo di Cattolici, e allora non si può andare tanto in là. Studiare insieme nella biblioteca della scuola va bene, ma ci si ferma lì.

Tra di noi e con i professori non si può dare un giudizio su niente di ciò che si studia “per rispetto verso l’altro”.

E collegato a questo punto qui c’è anche il fatto che nel college americano, qualsiasi sia il tuo indirizzo, devi comunque fare un tot di corsi generali. E in questi corsi generali viene dedicato uno spazio ad ogni cultura, religione, storia. Poi il resto sono corsi di cultura generale, roba che in Italia si fa alle superiori ma che il ragazzo americano arrivando dalla highschool completamente impreparato, è forzato a fare. Per cui per i primi due anni di college ho dovuto studiare matematica, inglese, filosofia greca, italiana, inglese, americana, cinese, indiana, e così con la storia, la letteratura, l’arte e la musica. Questo passato semestre ho dovuto seguire un corso di African Culture.

Sei leone? Corri. Sei gazzella? Corri più forte
Un’altra cosa interessante da notare è che non ci sono esami orali. Tutto è basato su test scritti, elaborati o ricerche. Da questo punto di vista è molto simile alle highschool. Il voto del corso che segui è poi determinato da vari fattori: frequenza, partecipazione, quiz, test, elaborati, “papers”, o tesine. Ognuno di questi fattori rappresenta una predeterminata percentuale del voto finale.

In generale la vita di un universitario è molto dura. Come ho già accennato i costi delle scuole sono notevoli, in più un ragazzo andando via di casa deve pagarsi la vita di tutti i giorni. Anche famiglie con redditi buoni si trovano ad avere serie difficoltà nel sostenere i figli dal punto di vista economico. Ma questa non è l’unica ragione per cui smettono di finanziare la vita dei ragazzi. Sicuramente i soldi mancano, ma c’è anche la convinzione che i ragazzi devono imparare ad essere indipendenti anche dal punto di vista economico. Per cui si va via di casa e si è per conto proprio. Tutti i ragazzi studiano e lavorano quasi tutti i giorni. C’è chi lavora all’interno del campus e chi va fuori cercando lavori con paghe migliori. I ritmi sono frenetici e si arriva a casa la sera veramente stanchi.

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