I lombardi alla campagna d’autunno

Di Luigi Amicone
29 Settembre 2000
“Il centrosinistra è nervoso, ma su federalismo e devolution noi andremo avanti perché la gente è con noi. Chi crede che Polo e Lega sia un’alleanza precaria ne vedrà delle belle. Divergenze con Fitto e Ghigo ? Normale che ci sia un confronto di idee. E poi: non dicevano che siamo un partito-azienda senza dibattito interno? Con Veronesi ho firmato sul Policlinico lo stesso accordo respinto dalla Bindi. Il problema è che Rosy ci ha fatto perdere sette mesi. E sul caso Guarischi dico che…”. Conversazione con il presidente della Regione Lombardia

Diciamo che il profondo nervosismo del centrosinistra è la conferma clamorosa della giustezza della nostra iniziativa”. Roberto Formigoni taglia corto sulle polemiche che hanno infiammato il voto sui referendum consultivi in Lombardia, fatto commentare al capogruppo diessino alla Camera Fabio Mussi “Formigoni è un imbroglione” e replicare al presunto imbroglione “il problema di Mussi è che ha la lingua staccata dal cervello”. Ora che il principio di sussidiarietà si afferma formalmente come principio costituzionale e il centrosinistra corre (agli ostacoli) per rabberciare una formazione che vada a insidiare il pallino che Polo e Lega mantengono su tutti i temi concreti (antifascismo escluso), il problema del Presidente della Lombardia è come dare una mano in Casa (delle libertà) per trasformare in battaglia politica nazionale il grande consenso di cui gode al Nord. “Che i referendum consultivi sulla devolution dallo Stato alle Regioni di sanità, istruzione, competenze in materia di ordine pubblico, abbiamo colto un’esigenza che è largamente condivisa dai cittadini lo dimostrano anche i dati del sondaggio Abacus commissionato da Panorama: se solo il 14% dei cittadini lombardi sono contrari ai referendum significa che la gente è con noi. Ma tant’è: subito dopo essere stato eletto ho chiesto ufficialmente al presidente del Consiglio Giuliano Amato che passasse alla Regione Lombardia tutte le competenze in materia di sanità, e non ho ancora ricevuto una risposta”.

I vostri avversari suggeriscono che per ora Umberto Bossi resta fedele allo spartito, ma che al momento opportuno troverà il modo per smarcarsi e ripetere il giochetto del ’94. Lei crede davvero che durerà l’idillio tra forze così diverse come FI, Lega, An?
Anche in questo caso la sinistra sta prendendo una cantonata terribile. Continuano a ritenere l’alleanza Polo-Lega un’alleanza precaria, destinata a ripercorrere le vie dell’accordo del 1994. Non si sono accorti che invece è una cosa radicalmente diversa, fatta sulla base di un programma dettagliato sottoscritto dai contraenti. Non si sono accorti che il Polo ha deciso la sua alleanza solo dopo che la Lega ha scelto di rinunciare alla secessione e ai sentimenti anti-nazionali e che quindi la strategia sui referendum, sulla devoluzione e su tutti gli altri punti di programma è concordata e condivisa con pieno accordo. Dopo di che ognuno ha la sua sensibilità: la Lega viene da una tradizione dove il federalismo è sempre stato al primo posto; Alleanza Nazionale viene da una tradizione diversa dove al primo posto c’è altro: ma ci si è incontrati non dico a metà strada, ma in una terra nuova per tutti, fatta di programmi, concretezza, obiettivi condivisi. Ecco la radice del nervosismo e, a volte, della vera e propria isteria del centrosinistra. Si sono accorti che in Italia le cose possono cambiare.

Però il suo compagno di partito Raffaele Fitto, governatore della Puglia, sulla devolution frena, mentre il suo omologo piemontese Enzo Ghigo media e ….
E allora? In uno schieramento che per tanti anni è stato accusato di essere unanimistico e verticistico cosa ci sarebbe di male nell’assistere a un confronto interno di idee? E in effetti, ammetto, è successo e continua a succedere….

Cosa? Che siate divisi sul federalismo?
Se i nostri avversari credono che vi sia una contrapposizione rimarranno delusi. No, non siamo divisi, accade semplicemente che ognuno si fa interprete – come è dovere che sia – delle esigenze primarie del suo territorio. Quindi Fitto giustamente sta lavorando sodo per spingere verso una modernizzazione della Regione Puglia utilizzando al meglio i fondi che si è conquistata sul campo dall’Unione euopea. Noi che abbiamo già potuto attuare un vastissimo risanamento dell’amministrazione lombarda nella scorsa legislatura, oggi siamo più avanzati sul versante del federalismo e della riforma dello stato nel suo complesso. Perché la riforma a cui noi pensiamo non è fatta solo per la Lombardia, è una riforma complessiva dello stato dove certamente qualche regione è più pronta a muoversi in un campo, altre sono più pronte in un altro.

Dopo qualche molto rispettoso articolo, il gruppo La Repubblica-Espresso è tornato a punzecchiarla con un “presidente ciellino” di qua e un Massimo Riva firma eccellente di là, che rimprovera la Lombardia di aver le mani bucate nella Sanità…
Questi signori continuano a ignorare le puntuali smentite che ho dato loro. Ma ricordiamole per i meno attenti. La Regione Lombardia, tra le grandi regioni italiane, è quella che ha il deficit pro capite sulla sanità più basso di tutte. Vuol dire che abbiamo il maggior grado di successo. Non è ancora quell’efficienza perfetta e piena che desidero – e infatti mi sono ricandidato e sto guidando la Regione avendo come obiettivo questo – ma abbiamo aumentato l’efficienza del sistema: basti dire che siamo passati da 75 milioni di prestazioni sanitarie svolte nel 1995 alle oltre 100 milioni del 1999. Il che significa che i cittadini lombardi hanno dovuto fare molto meno ricorso alla sanità privata, perché il sistema regionale integrato pubblico-privato ha messo a loro disposizione molti più servizi di prima in maniera gratuita. Abbiamo drasticamente tagliato le liste di attesa e le code, abbiamo innalzato il livello di qualità, anche attraverso 3000 miliardi in parte già spesi in parte in via di investimento per la costruzione di nuovi ospedali o ammodernamento dei vecchi e proprio la scorsa settimana ho firmato col ministro Umberto Veronesi l’accordo per il Policlinico di Milano che porterà all’unificazione di Policlinico e ICP in un nuovo modernissimo ospedale – da 560 miliardi – che sarà realizzato anche bonificando una zona importantissima della città di Milano. Su questi temi ho sfidato anche a confronto pubblico il Ministero del Bilancio quando nei mesi passati ha tirato fuori più volte che le Regioni sarebbero più spendaccione. Ho detto che per quanto riguarda la Lombardia non è così. Ma anche la Corte dei Conti ha emesso un giudizio lusinghiero per come è amministrata la Regione Lombardia dal punto di vista del bilancio. Come la mettiamo?

A proposito di Policlinico, ma quello firmato da Veronesi non è lo stesso accordo che il ministro suo predecessore, Rosy Bindi, aveva fieramente avversato?
Sì. E infatti ho proprio espresso il rammarico che si siano persi 7 mesi. L’accordo oggi sottoscritto sul Policlinico è identico a quello che avevamo già presentato a marzo… ma si è dovuto aspettare che un ministro venisse dimissionato e un altro entrasse in carica per firmare.

Di cosa si tratta precisamente?
L’accordo contiene un impegno paritetico di Regione e Stato, contiene un bel gruzzolo di soldi – circa 190 miliardi reperiti attraverso la Fondazione Cariplo – e un capitolo in cui facciamo appello ai privati perché partecipino alla realizzazione di quest’opera, fermo restando che se nessun privato risponderà, Regione e Stato si accolleranno pariteticamente le spese rimanenti. Però noi non criminalizziamo il privato e, anzi, diciamo: vediamo se i cittadini e gli imprenditori milanesi che furono all’origine della nascita del Policlinico vogliono oggi tornare ad essere parte della costruzione di questa nuova, moderna struttura sanitaria. E così apriremo ai privati anche la gestione di alcuni servizi all’interno dell’ospedale, cioè chiamiamo i privati a contribuire alla sanità pubblica coi loro soldi, con la loro esperienza. Il controllo rimane nelle mani del pubblico – e lì deve rimanere – a Regione e Stato che definiranno i loro rapporti (perché il Policlinico fa capo al Ministero della Sanità, gli ICP come Azienda ospedaliera fanno capo alla Regione…) però chiamiamo i privati a spendere e ad assumersi responsabilità. E’ proprio questo schema innovativo che non funzionava per il ministro precedente.

Si preannuncia una campagna elettorale dura e lunghissima. Il caso Guarischi non le dà qualche preoccupazione?
Beh, la preoccupazione è per un paese che è già in campagna elettorale dal gennaio di quest’anno e alla fine si troverà ad aver attraversato 18 mesi di campagna elettorale. Significa una stanchezza generalizzata con qualche rischio di logoramento. Sarebbe stato opportuno che già subito all’indomani del voto regionale, dopo le dimissioni del governo D’Alema, si prendesse realisticamente atto della situazione e si andasse al voto anticipato. Per quanto ci riguarda come Casa delle libertà denunciamo il rischio di questo logoramento per il Paese ma siamo pronti ad affrontare la preparazione alle elezioni anche se dovesse protrarsi nel tempo. Certo, c’è da augurarsi che nessuno voglia approfittare in maniera scorretta di questo lungo lasso. E c’è da augurarsi che in particolare i recenti episodi di indagini e inchieste siano tenute all’interno dell’ambito che strettamente compete alla magistratura. Sulle recenti vicende giudiziarie faccio solo due osservazioni: primo, poiché la legge stabilisce quali sono i casi precisi che possono dare luogo all’arresto ho già detto e ribadisco che per il caso Guarischi non mi sembra che si configurino queste fattispecie; secondo, come Giunta regionale ho immediatamente provveduto a sospendere dal servizio e dallo stipendio il funzionario incarcerato e a nominare una commissione d’indagine che in tempi rapidissimi – entro un mese – dia certezza a me e soprattutto ai cittadini di come sono state eseguite le opere, perché si avvicina la stagione invernale ed è bene che i cittadini abbiano tranquillità. Se ci sono stati abusi o irregolarità i responsabili pagheranno e pagheranno duramente. Questo è quanto mi sono impegnato a fare come Regione Lombardia. Quanto al resto la magistratura prosegua le sue indagini e ci faccia sapere.

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