Alla c.a. degli azionisti torinesi. E p.c. agli statalisti Leopoldi romani
I referendum della Lombardia sono fuori legge, Formigoni è un federalista estremista e Bossi il solito attentatore dell’unità d’Italia? Lasciamolo dire a un ex presidente della Repubblica, che per esperienza è stato “custode dell’unità dello Stato”. E che dice Francesco Cossiga in una arguta e sferzante missiva inviata (forse non a caso) alla Stampa di Torino in data 19 settembre (forse non a caso) vigilia dei festeggiamenti radicali per l’anniversario della “Breccia di Porta Pia”? “Sarebbe bene spiegare al cittadino che il federalismo del quale si parla da qualche tempo (poco sopra Cossiga aveva esplicitamente evocato il referendum consultivo votato dal Consiglio regionale della Lombardia per il federalismo in materia di sanità, istruzione e polizia, ndr) non deve spaventare neanche il più accanito fautore del centralismo statale…Il “federalismo estremista” – o così da alcuni considerato – che si sta invocando, è ben lontano dalla forma ancor più attenuata di federalismo ed è qualcosa di mezzo tra il nuovo ordinamento dello Stato centralizzato francese e l’ordinamento del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, molto prima della cosiddetta devolution. Ripeto, ancor prima della cosiddetta devolution Scozia, Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord avevano già giudici e sistemi di accusa differenti e indipendenti, per non dire delle polizie, tutte rigidamente organizzate su base di governi locali e autonomi dal governo centrale…Se poi passiamo al campo dell’istruzione, nella Germania Federale, come in Svizzera, tutta l’istruzione, anche quella universitaria, è rigidamente degli Stati federali, ché se poi “emigriamo” in Canada o in Australia, alcuni nostri centralisti si chiederebbero perché consideriamo il Canada e l’Australia Stati… Se Cavour non fosse morto, e il famoso disegno di legge sull’ordinamento territoriale Cavour-Minghetti non fosse stato abbandonato, le riforme federaliste oggi propugnate sarebbero state respinte come bieco tentativo reazionario di centralizzazione”. Così insegnò il Presidente. Chissà che c’azzeccano i poveri Ppi alla Leopoldo Elia, che hanno denunciato il rischio di “pericolosissimi conflitti costituzionali che si aprirebbero nel caso la Lombardia realizzasse i referendum approvati dalla giunta Formigoni”
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