Il Grande Fratello? Meglio un grande Moscato (da bere a occhi chiusi)
Lo schifo ha toccato il fondo ed è finalmente arrivata l’ora di ritornare ai libri e alle letture. Ma quale dignità può avere guardare e farsi guardare in una trasmissione televisiva – il Grande Fratello – che sfrucuglia le voglie pruriginose di un popolo che non fa una gran bella figura, almeno a leggere le paginate sui giornali. Certo la legge della comunicazione ha le sue regole e una notizia è una notizia. Cosa mangiano, cosa avranno nel frigor di casa? Quando la notizia dovrà superare se stessa, vedrete che arriveremo anche al nocciolo dei cibi più o meno disinteressati, visto che con Celentano e la sua acqua minerale la cosa ha funzionato. Se qualcuno volesse sapere cosa significa omologazione, appiattimento, potere mediatico, guardi – non il Grande Fratello – ma la reazione di curiosità a catena, di amplificazione esagerata che sta producendo questo fenomeno. Una volta si diceva che la televisione aveva unificato l’Italia, almeno dal punto di vista linguistico; oggi si può dire che ci sta appiattendo tutti verso il basso innestando nel nostro dna il gene amerikano. Si con la k dei nostri anni Settanta. A chi sceglie un libro dedico un vino da meditazione, o da conversazione. Lo produce a Loazzolo (Asti), paesino dell’Alta Langa a 500 metri sul livello del mare il sommo Giancarlo Scaglione (tel. 0141/831596). È un moscato setoso – Forteto della Luja è il suo nome originario oggi divenuto “Loazzolo Piasa Rischei” – che nasce non dalla massa indistinta di uve, ma da una selezione scalare acino dopo acino. E si beve così, senza accostamenti, per scoprire che dal piattume emergono, sempre più alte, le punte. Anche dal lato morale, per intenderci. (massolon@tin.it)
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