Il centrosinistra non ha redento l’Italia

Di Tempi
05 Ottobre 2000
Fra i vari argomenti che il centro-sinistra non potrà utilizzare nella sua propaganda per le elezioni del 2001 c’è anche quello della “moralizzazione” della vita pubblica italiana.

Fra i vari argomenti che il centro-sinistra non potrà utilizzare nella sua propaganda per le elezioni del 2001 c’è anche quello della “moralizzazione” della vita pubblica italiana, ovvero dello sradicamento dei fenomeni di corruzione: dopo cinque anni di governo prima dell’Ulivo e poi genericamente di centro-sinistra la percezione che imprenditori e operatori finanziari italiani e stranieri hanno del tasso di corruzione del sistema politico-economico italiano è più o meno lo stesso. In sintesi, la valutazione è leggermente migliorata, ma è sempre nettamente al di sotto della sufficienza, ed è aumentato il numero di paesi che sono percepiti come meno corrotti dell’Italia. A esporre questo stato di cose è Transparency International (TI), la ben nota organizzazione internazionale con sede in Germania specializzata sui temi della corruzione. Nel suo rapporto fresco di stampa sull’Indice di percezione della corruzione (Cpi) nell’anno 2000, TI ci fa sapere che l’Italia figura al 39° posto (su 90 paesi) della classifica, a pari merito con la Giordania, con un punteggio di 4,6. Quattro anni fa, quando Prodi salì a Palazzo Chigi, il punteggio era 3,42 e l’Italia stava al 34° posto su 54 paesi: il progresso non è stato esattamente folgorante. Anche perché il rapporto del ’96 di TI forniva pure un dato medio di 4,3 punti (dunque soltanto 0,3 punti peggio di oggi) per il famigerato quinquennio 1988-92, il periodo “clou” di Tangentopoli. Inoltre rispetto allo scorso anno, quando l’Italia era classificata 38ma su 99 paesi con un punteggio di 4,7, il peggioramento, per quanto lieve, è innegabile. La Spagna, che nel 1996 faceva poco meglio dell’Italia (4,31), oggi è risalita fino al 20° posto con un bel 7. Morale della favola: non è con i proclami moralizzatori o con i furori giustizialisti che si sradica la mala pianta della corruzione. Le statistiche sembrano avvalorare l’interpretazione che è il sistema politico-istituzionale, centralista e statalista oggi come ai tempi di Tangentopoli, che alimenta il malcostume. Chi esalta la via giudiziaria alla lotta contro la corruzione e punta il dito contro chi non è d’accordo, in realtà vuole solo nascondere la vera radice del problema.

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