La settimana 42

Di Tempi
20 Ottobre 2000
Film Luce per Rutelli, pensierini UE, mafia-tour. E poi fiera della vanità (pipina, radicale, togata, intellettuale)

Francesco Rutelli, ovvero l’erede di Romano Prodi. Il nuovo alfiere dell’Ulivo, l’uomo che, a cinque anni dalla sua nascita, porterà la coalizione di centrosinistra di trionfo in trionfo. Così, almeno, stando al filmato che il sindaco di Roma presenterà alla convention del prossimo 21 ottobre in cui verrà ratificata la sua candidatura a premier. Significativa, sotto l’aspetto della continuità ideale, la scelta del luogo della convention, quel Palavobis da cui partirono i pullman di Prodi. Quindi una marcia dalla luce alla luce, l’Ulivo cambia staffettista dopo cinque anni di successi, il testimone passa dalla mano di Prodi a quella di Rutelli e corre verso nuovi orizzonti. Nel frattempo Prodi è partito per Bruxelles, D’Alema litiga con Di Pietro, le grandi riforme dell’Ulivo (scuola e sanità) passano sotto le forche caudine delle proteste degli insegnanti e delle critiche (fattive anche se non verbali) di Umberto Veronesi, successore dell’ultraulivista Rosy Bindi, Lerner se n’è andato dal Tg1 e pure l’Unità ha chiuso. Ma che sarà mai? E proprio a un giornalista cassaintegrato dell’Unità è giunta in questi giorni una telefonata dall’entourage di Francesco Rutelli: “Senti, abbiamo preparato questo filmato su cinque anni di Ulivo, sulle sue politiche, sui suoi risultati… abbiamo le immagini, ci fai tu i testi?”. Scontata la risposta, dettata dal radicato e apprezzabile sentimento di appartenenza del giornalista, e dalla concreta, e altrettanto apprezzabile, esigenza di sbarcare il lunario: “Sì, va bene”. Ma con una orgogliosa e professionale, e altrettanto apprezzabile, postilla: “L’importante è che non si sappia mai che a scrivere queste righe sono stato io.

La scoperta di Colombo
“Piaccia o non piaccia, la stragrande maggioranza dei milanesi è oggi di destra e, con il clima che si è creato, neppure la discesa in campo del cardinal Martini potrebbe spostare alcunché”. Dichiarazione di Giovanni Colombo, Azione Cattolica, animatore del “laboratorio politico” (scuola dell’arcidiocesi di Milano ispirata dal Cardinal Martini), politico del Ppi (con un passato nella Rete) al “Corriere della Sera”, giovedì 12 ottobre.

Spamming radicale
Senza chiedere il permesso (anche la privacy è un furto berlusconiano, nonostante Rodotà?) e utilizzando indirizzi e-mail privati mai volontariamente ceduti loro dai titolari, i Radicali di Emma Bonino, pare la sezione di Padova, inviano messaggi elettronici a chi non li ha mai richiesti. Però chiedono scusa, all’inizio e alla fine del testo. E poi ricominciano a bombardare (spamming), sempre con tante scuse.

Distrazione, invandenza o intimidazione?
La Procura di Milano non ha Internet. Così, per non saper né leggere, né scrivere, manda la polizia per sequestrare gli elenchi di un’associaizione, tutti già pubblici, tutti già in Rete. Proprio così. La mattina del 13 ottobre, due agenti della polizia giudiziaria, su richiesta della dottoressa Giovanna Ichino della Procura di Milano e a seguito di un esposto presentato dal consigliere comunale di Rifondazione Comunista Enrico Fedrighini sul ‘caso’ della Cascina San Bernardo, si sono presentati presso gli uffici della Compagnia delle Opere chiedendo prima gli elenchi degli enti associati alla Federazione Compagnia delle Opere Non Profit, poi l’elenco delle aziende associate alla Compagnia delle Opere in Lombardia. “L’atto ci appare decisamente invadente nella sua inutilità, considerato che gli elenchi delle aziende associate alla Compagnia delle Opere sono pubblicati negli annuari editi dalle sedi provinciali della nostra associazione. Addirittura, quelle associate alla sede di Milano e Provincia sono presenti anche sul nostro sito Internet. Tra l’altro, per la legge sulla privacy, abbiamo segnalato solo i nomi delle aziende e non i loro rappresentanti. Il supposto caso della Cascina S. Bernardo è un attacco politico del consigliere Fedrighini in relazione a una vicenda del tutto trasparente”, ha dichiarato Massimo Ferlini, presidente della Compagnia delle Opere di Milano e Provincia. “La Cascina San Bernardo, nei pressi dell’abbazia di Chiaravalle, è stata concessa in uso alla Federazione Centri di Solidarietà, che fa parte della Compagnia delle Opere Non Profit, che intende ristrutturarla completamente per la realizzazione di tre progetti: uno sportello dei Centri di Solidarietà, per attività e servizi rivolti alla persona (aiuto alle famiglie, orientamento e ricerca lavoro, tempo libero), uno sportello del Banco Alimentare per la distribuzione gratuita di generi alimentari ai bisognosi, e una struttura della Cooperativa sociale di tipo A Cure & Riabilitazione per l’assistenza a portatori di handicap psico-fisico, già convenzionata con il Comune di Milano. Quest’ultima, che non è assolutamente una “clinica psichiatrica privata” come sostiene Fedrighini, dispone anche di una ventina di posti-letto residenziali per le terapie che necessitano di una permanenza prolungata da parte degli assistiti. Inoltre le è stata concessa un’area agricola per le attività terapeutiche e di recupero sociale imperniate su lavori di orticoltura. “E’ evidente l’abbaglio totale preso da Fedrighini, verso il quale la Federazione Centri di Solidarietà sta valutando se procedere legamente per la grave lesione recata alla sua immagine. Ovviamente siamo disponibili a chiarire qualunque aspetto legato alla vicenda, ma chiediamo alla Procura che ci siano restituiti i dischetti contenenti gli elenchi dei nostri associati – visto che erano già pubblicamente reperibili – a riconoscimento di un atto invadente e inutile”.

La Carta (Ue) delle ovvietà
Gli inglesi le chiamano “platitude”, “ovvietà”: inutile enunciarle, tanto meno con voce stentorea. La discussa Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea appartiene a questo genere letterario. Tanta teoria e pochi contenuti precisi, un polpettone stile New Age tenuto insieme da dichiarazioni del tipo: “I popoli europei nel creare un’unione più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato sui valori comuni”. Fra i geniali autori del testo (che hanno commosso Giuliano Amato): Stefano Rodotà, Andrea Manzella, Elena Paciotti, Piero Melograni.

Sofri: da certi amici mi guardi Iddio…
Il 12 ottobre scorso Le Monde ha pubblicato un articolo in prima pagina a firma di Carlo Ginzburg e Jacqueline Risset che auspica la grazia presidenziale per Adriano Sofri. Nel testo si afferma che il fondatore di Lotta Continua è stato condannato per una ragione politica: “…antidatare la nascita del terrorismo di sinistra attribuendola ad un gruppo fondato nel 1968. Il che permetterebbe di interpretare la strage del dicembre 1969 a Milano come una risposta di destra ad una violenza di sinistra già in atto e di evitare, più in generale, di fare più luce sugli anni oscuri: quelli dei complotti fra estrema destra, servizi segreti e governo democristiano”. E più avanti: “… è questa volontà di far trionfare non solo la propria innocenza, ma anche la verità sugli anni oscuri della storia italiana che sembra dispiacere ai giudici e che rappresenta, come scrive Giorgio Bocca, “il rifiuto di ammettere la propria colpa, il rifiuto di piegarsi al dovere clericale della confessione””. Che dire? Nulla, se non che certi amici di Sofri sembrano nuocere alla sua causa più dei nemici.

Passata la festa, gabbato Caselli
Lasciatevi “sequestrare e trasportare in percorsi insoliti”, così recita l’invito dell’agenzia di servizi per il turismo One Sicilia (www.onesicilia.com, disponibile anche in dialetto siciliano) che organizza il primo tour “mafioso” dell’isola – sei giorni, partendo dai centri urbani dell’hinterland di Palermo, attraverso località che “oltre ad essere la patria di famosi boss sono luoghi dove storia e arte si fondono con risultati eccelsi”. L’iniziativa è politicamente scorrettissima: “la mafia – si legge nella presentazione di One Sicilia – assicurava giustizia e ordine alla sua gente e poiché per farlo commetteva anche delitti, la gente la proteggeva col silenzio. Poi la libido di potere ha spinto la mafia alla degenerazione”.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.