O Mr. Antico Regime?

Di Tempi
27 Ottobre 2000
In attesa che spieghi al popolo italiano il suo programma, Francesco Rutelli riceve con molta reticenza anche l’inviato del settimanale inglese The Economist. Il programma? “In cinque righe”. Quali? “Aspetto consigli dagli alleati”. I soldi per la campagna elettorale? “Ci saranno molti contributi di alcuni grandi finanziatori”. Quali? “Non posso rivelare i loro nomi. Dico solo che si tratta di ricchi uomini del mondo della finanza a cui non piace l'idea che Berlusconi salga al potere”. Ecco come deludere anche gli amici d’oltre Manica che al centro-sinistra diedero tanta buona stampa (e la stessa loro corrispondente da Roma, Tana De Zulueta, eletta nel ’96 nelle liste dell’Ulivo)

Non appena varcate la soglia del suo ufficio sul colle del Campidoglio, nel cuore di Roma, Francesco Rutelli vi conduce a una piccola balconata sul retro. In basso, l’antico foro imperiale, coi suoi templi, le colonne e i cortili, arriva fino al Colosseo. Qui, circa 2mila anni fa, gli antichi romani discutevano gli affari dell’impero. E il Signor Rutelli, sindaco della città, è orgoglioso che questo maestoso abbraccio della storia cada dentro il suo dominio. Ma nelle ultime settimane, ha motivo di essere ancor più eccitato. Una cosa è amministrare una città, se pure una delle grandi capitali del mondo. Ma, se tutto andrà bene, entro la prossima estate Rutelli potrebbe diventare il leader di un intero paese. Il mese scorso, la litigiosa – ma sempre attaccata ai sondaggi – coalizione di sinistra attualmente al governo , che ha avuto tre primi ministri in quattro anni, ha deciso che la sola possibilità di rimanere al potere era scegliere un personaggio alto, bello e giovanile che potesse avere la meglio su Silvio Berlusconi, il magnate dei media dal tocco populista che comanda l’alleanza di destra… Secondo l’opinione comune, Rutelli è stato un buon sindaco. Ha svenduto i beni pubblici, promosso strategie per stimolare l’economia locale e raccomandato ai romani di parcheggiare graziosamente le proprie automobili negli spazi assegnati – richiesta che, tra la sorpresa generale, è stata ascoltata. Nel 1998 l’allora primo ministro Romano Prodi gli ha chiesto di sovraintendere al Giubileo della Chiesa Cattolica del 2000 e provvedere ai bisogni di milioni di pellegrini. L’energia personale di Rutelli – e, forse, la sua educazione in una scuola di suore – lo hanno aiutato e la millenaria celebrazione è andata bene … Ma è quando gli si chiede dei suoi specifici programmi politici che l’esuberanza del sindaco comincia a venir meno. “Aspetto che tutti i partiti della coalizione mi spediscano le loro proposte su tre pagine” – risponde rapidamente. “Poi le riassumerò e partiremo di lì. Avremo un programma lungo una pagina. Forse addirittura di cinque righe”. Sollecitato a rivelare qualche dettaglio, snocciola tutte le solite ovvietà sugli investimenti nel settore tecnologico, la velocizzazione delle privatizzazioni, l’aiuto ai poveri del Sud d’Italia, la lotta alla disoccupazione e così via. Tutto terribilmente vago. E i fondi per la campagna elettorale? “Ci saranno molti contributi dai privati e alcuni grandi finanziatori… ma non posso rivelare i loro nomi. Dico solo che si tratta di ricchi uomini del mondo della finanza a cui non piace l’idea che Berlusconi salga al potere”. Come per il programma politico, la risposta suona un po’ poco chiara … Forse il grosso problema di Francesco Rutelli, uomo nuovo e attraente per molti italiani, è che il gruppo di interessi dietro la sua candidatura ha il profumo troppo noto dell’ancient regime della sinistra. Le stesse persone designate dalla sinistra a guidare le grandi aziende di stato stanno oggi emergendo alla guida di aziende parzialmente privatizzate. E la sinistra continua ad essere appoggiata da quei leader sindacali che bloccano le riforme del lavoro. La stesse potenti lobby che acclamerebbero Rutelli, siano insegnanti o impiegati statali, tendono a contrastare quelle riforme del mercato che lui dice di voler promuovere. E’ in grado Rutelli di vedere il dilemma? Per il momento sorride cortesemente. Prima deve essere eletto. Poi l’Italia potrà vedere di cosa è capace. Somiglia un po’ a una scommessa.
tratto da The Economist, 21 ottobre, p.44

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