Grazie anche a Bossi…

Di Tempi
03 Novembre 2000
Caro Luigi, spero che Tempi serva alla maturazione di un pensiero politico del centro destra

Caro Luigi,
spero che Tempi serva alla maturazione di un pensiero politico del centro destra. Oggi è possibile pensare fuori della categoria del marxismo comunque riformato, cosa che da tre generazioni almeno non è stato possibile. Io credo che la Berlusconi generation sia quella che nasce dopo la caduta del muro di Berlino: la prova che il marxismo non possiede le chiavi della scienza nella società, del futuro nella storia e della potenza nella politica. La vera potenza del comunismo è stata il dominio del linguaggio. Tutti abbiamo dovuto parlare la sua lingua. È oggi possibile trasgredire il potere comunista: è più difficile trasgredire il suo linguaggio. Soprattutto nel mondo cattolico, in cui la neolingua marxista conserva il suo impero. Per questo ci pare importante notare come il cardinale Biffi abbia trasgredito la neolingua marxista ponendo il tema dell’identità d’Italia come nazione cristiana. La lettera del Papa ai vescovi europei riuniti a Lovanio, invita le nazioni europee “a vivere fraternamente nel rispetto delle culture e dei percorsi originali, che tuttavia non possono situarsi al di fuori del progetto comune o in opposizione ad esso”. Il problema della nazione italiana era già comparso nel linguaggio dei vescovi quando Bossi parlava del dio Po; allora Bossi era accusato perché discriminava i meridionali, non perché negava l’Italia come nazione cristiana. Il tema dell’Italia come nazione e come vocazione fu posto allora solo dal Papa nella grande preghiera per l’Italia. La cultura marxista avversa il concetto di nazione cristiana: la Chiesa deve stare ai margini della storia e della società. Infine è la vecchia tesi di Marx: il Cristianesimo è l’oppio dei popoli, cura i mali insanabili della storia. La Chiesa deve essere la curatrice degli esclusi, esclusa essa stessa. Biffi ha detto che il cristianesimo non è solo il sospiro dell’anima afflitta di cui parla Marx ne “La questione giudaica”. È storia, costume, memoria. Ha detto che esiste un’identità italiana: e che questa è cristiana. Oggi chi ha applaudito questa tesi è soprattutto Bossi. E questo indica quanto grazie a Berlusconi, sia rientrato lo scisma politico culturale e religioso della Lega. Il problema dell’Islam e dei suoi rapporti con la Cristianità con l’Occidente è una grande questione, destinata a cambiare gradualmente i termini sia della cultura politica che di quella religiosa. Non è però il punto centrale del discorso di Biffi. Biffi ha affermato che la Cristianità è una storia e una storia attuale… Ha persino ironizzato sull’aperturismo dei vescovi affermando che, se la politica avesse difeso l’Italia come nazione cristiana, i vescovi l’avrebbero criticata. E Martini si è affrettato a pubblicare un documento del ’90 in cui egli aveva posto il problema. Biffi ha ricordato che l’Islam ha una concezione dei diritti dell’uomo e della donna incompatibile con la cultura dei diritti individuali. L’Islam ricorda all’Occidente e alla cultura illuminista che la concezione dei diritti individuali è possibile solo sulla base del Cristianesimo e sulla sua distinzione tra natura e grazia, tra divinizzazione e civilimento. Dinnanzi all’islam, appare evidente che le radici dell’Occidente anche in quanto secolarizzazione, rimangono nel Cristianesimo. Segando il tronco cristiano il Moderno ha essiccato i rami su cui esso era seduto. Biffi ha avuto un successo popolare. E popolare oggi vuol dire opposto a intellettuale. Il popolo non esiste di sinistra. La sinistra è una cultura del potere ed affascina chi ha potere.

Gianni Baget Bozzo

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