Meglio Galante Garrone di Bobbio?
La polemica rispetto all’ennesimo riconoscimento pubblico per varie benemerenze alla patria, ai valori civili della democrazia e dell’antifascismo, che ha visto coinvolta l’assemblea municipale di Torino, a parer mio, questa volta presenta qualcosa di interessante. Che Bobbio e Galante Garrone siano personaggi di parte e faziosissimi è risaputo. Ma tra i due vi è una notevole differenza, non di titoli, ma di esperienza di vita e di capacità di comunicare in qualche modo una sensibilità politica. Arrivo al punto: mentre Galante Garrone da magistrato, da milite nella Resistenza in Piemonte, da storico del Risorgimento ecc… ha fatto cultura, cioè ha formato una sensibilità antifascista e azionista, condivisibile o meno qui il problema non si pone, dall’altra Bobbio non ha fatto cultura, ossia non ha segnato la vita politico-culturale del paese. Ha svolto il ruolo dello storico, per quanto fazioso, ma nulla di più. Il suo Il profilo ideologico del Novecento è un libro scritto molto bene per chiarezza e capacità di sintesi, ma che racconta la vita culturale italiana distinguendo con il bilancino ideologico i buoni (laici e antifascisti) dai cattivi (cattolici tradizionalisti e non progressisti, e comunisti “troppo di destra” con cui è impossibile stabilire un dialogo sulla democrazia). Ma soprattutto Bobbio (bisogna pur dirlo una volta per tutte e non farglielo dire a lui) ha fatto lo studioso senza mai compiere una scelta di campo: è rimasto sempre avvolto dal dubbio filosofico. Quando c’era il fascismo ha prestato giuramento di fedeltà al Regime una volta “catapultato” in cattedra universitaria a fare lezioni di Filosofia del diritto all’età di ventinove anni; durante la guerra è stato arrestato per un breve periodo a Padova, ma non ha mai avuto un ruolo significativo nella Resistenza; nel dopoguerra è diventato un cultore del pensiero politico avendo come obiettivo essenziale lo stabilire le regole per una democrazia laica, e per questo sul piano politico-culturale ha dovuto “assolvere” il comunismo in nome dell’antifascismo, aspettando sulle rive del fiume che passasse il cadavere della giustizia (URSS) e della libertà (Occidente). I suoi saggi sul comunismo sono stati raccolti in un volumetto che reca il titolo assai eloquente Né con Marx né contro di Marx. E quest’opera culturale l’ha compiuta all’ombra di Craxi (che lo volle senatore a vita per meriti culturali), salvo poi prenderne le dovute distanze una volta scoppiata la “questione morale”. Come esperienza di vita e di lotta per la democrazia l’inconsistenza di Bobbio nei confronti di Galante Garrone è abissale. Ma siccome l’inconsistenza di un intellettuale di grido è utile al potere politico, le formulette accademiche ed editoriali di Bobbio hanno trovato, a differenza di Galante Garrone, potentissime casse di risonanza: La Stampa, il PDS e certe curie vescovili. L’impegno civile di Bobbio è fatto di lettere, cartoline e saggi voluminosi, oltre a siti internet e fondazioni che in genere nascono quando uno è morto oppure è un dio. Certo la sinistra veltroniana non poteva non trovare in Bobbio il suo Maestro. Viceversa Galante Garrone è un po’ più scomodo: quasi un Di Pietro con i capelli bianchi. Naturalmente Bobbio scrive un articolo velenoso contro il Cavaliere e quelli di Forza Italia votano a favore dell’onorificenza municipale.
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