Facciamo un bel falò
1. R. Camera – A. Fabietti, Elementi di storia, (Quarta edizione), Zanichelli
Secondo il Camera-Fabietti, mentre i lager nazisti erano la conseguenza di un regime fondato sulla disuguaglianza degli uomini e l’eleminazione delle razze inferiori, “il comunismo esprimeva l’esigenza di uguaglianza come premessa di libertà”. Di conseguenza, “l’ignonimia del Gulag non è dipesa da questo sacrosanto ideale, ma dal tentativo utopico di tradurlo immediatamente in atto o peggio dalla ‘conversione’ di Stalin al tradizionale imperialismo”. (vol. III, pag. 1574)
Secondo gli autori, le Br e il terrorismo di sinistra sarebbero solo un’appendice inconsapevole e pasticciona del terrorismo neofascista. “Al terrorismo nero si salda presto il terrorismo che si dichiara ‘rosso e proletario’, ma che in realtà matura in ambienti universitari e piccolo borghesi e consegue, oggettivamente, gli stessi risultati del terrorismo nero, cioè genera tensioni e disordini, dai quali può nascere solo un’involuzione reazionaria di ispirazione fascistoide”. (pag. 1663)
Per il Camera-Fabietti, nel 1994, con Berlusconi premier, la democrazia italiana arriva a un passo dal disastro.
Per Fabietti e Camera, nel 1994 “l’uso sistematicamente aggressivo dei media, i ripetuti attacchi alla magistratura, alla Direziona Generale Antimafia, alla Banca d’Italia, alla Corte Costituzionale e soprattutto al presidente della Repubblica condotti da Berlusconi e dai suoi portavoce esasperarono le tensioni politiche nel Paese, sommandosi alle tensioni sociali determinate dalla disoccupazione crescente (che contraddiceva clamorosamente le promesse elettorali di Forza Italia) e dai tagli proposti dal governo alle pensioni, alla sanità e in genere alle spese statali per la previdenza sociale”. Il punto peggiore si raggiunse il 21 dicembre, quando “Berlusconi annunciò ai deputati le proprie dimissioni, dichiarando nello stesso tempo che sarebbe seguito o un governo Berlusconi o un governo destinato a condurre al più presto il Paese a nuove elezioni. Tali pronunciamenti miravano esplicitamente a ridurre o a vanificare la libertà di scelta del Presidente della Repubblica”. (vol. III, pagg. 1682-1683)
2. A. Desideri – M. Themelly, Storia e storiografia. Il Novecento, ed. G. Anna
Per i due autori, la dittatura di Stalin rappresenta “il prezzo pagato dalla Russia in cambio della distruzione del sistema feudale, dell’abolizione dello sfruttamento capitalistico e della creazione, nel giro di pochi anni, di un apparato di produzione industriale pari a quello che i Paesi dell’Occidente avevano costruito nel corso di lunghi decenni, se non di secoli”. (pag. 221)
Secondo Desideri e Themelly, la responsabilità della comparsa del terrorismo in Italia va attribuita al neofascismo. A quanto ne sanno, “gli storici concordano nel collocare la maggior parte degli episodi terroristici di questa prima fase nel quadro di una risposta della Destra conservatrice e reazionaria all’ascesa delle classi lavoratrici e al movimento rivendicativo degli operai. L’azione dei gruppi eversivi tendeva a creare nell’opinione pubblica le condizioni per una svolta autoritaria”. Ben più encomiabili le intenzioni dei loro “gemelli” di sinistra. “Per i terroristi di sinistra, o per alcuni di essi, la scelta dell’azione armata e della militanza clandestina rappresentò invece una misura preventiva nei confronti delle minacce di involuzione reazionaria”. (pag. 1352)
3. P. Ortoleva – M. Revelli, L’età contemporanea, ed. Bruno Mondadori
Della nascita delle Br e degli “anni di piombo” viene offerto un resoconto “civile”, comprensivo e minimizzante. “Nei primi anni Settanta, alcune formazioni della nuova sinistra, inizialmente del tutto minoritarie, scelsero la via dell’intransigenza totale, cercando di costruire un riferimento e di dar voce insieme ai settori del Pci scontenti del riformismo, ad alcuni strati marginali della società e a quelle forze della nuova sinistra che riconoscevano la loro identità soprattutto nell’uso dei metodi violenti di sovvetimento dello Stato. Nacquero così le Brigate Rosse e altri gruppi armati clandestini di minore consistenza”. (pag. 661)
4. De Bernardi – Guarracino, Storia
Per gli autori, “Sin dal 1948 la definitiva rottura del fronte antifascista si manifestò con l’instaurazione di un governo di centrodestra i cui indirizzi programmatici… già si muovevano in direzioni assai diverse dalle indicazioni del dettato costituzionale”. Per forza di cose, “da quel momento l’attuazione della Costituzione sarebbe diventato uno degli obiettivi dell’azione politica delle forze di sinistra e democratiche”. (vol. III, pag. 319)
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