Investimenti esteri: nessuno si fila l’Italia
L’anno scorso sia il mondo ricco che il mondo povero hanno battuto record su record, ma l’Italia, pur accelerando un po’ la sua marcia, è rimasta in fondo al plotone: sono queste le conclusioni che si traggono dall’analisi dei dati sull’andamento degli Investimenti esteri diretti (Ied) nel 1999, cioè delle acquisizioni e delle partecipazioni azionarie straniere nelle imprese di altri paesi. Mentre l’aumento generale degli Ied nel mondo testimonia la progressione della globalizzazione economica, la quota di Ied che entra in un’economia nazionale è uno degli indicatori più significativi dell’internazionalizzazione di quest’ultima. Nel corso del 1999 lo Ied è aumentato sia a livello dei paesi Ocse (i paesi industrializzati), passando dai 509,3 miliardi di dollari dell’anno precedente a 683,7 con un aumento del 35 per cento; sia a livello mondiale (paesi ricchi e poveri insieme) toccando gli 865 miliardi di dollari, il 27 per cento in più dell’anno precedente. Esaminando i singoli paesi, notiamo che alcuni attirano i capitali internazionali come il miele le mosche: in Svezia e in Irlanda nel ’99 gli investimenti esteri sono equivalsi a un quarto e a un quinto rispettivamente del pil; in paesi economicamente importanti ma molto chiusi e privi di condizioni favorevoli agli investimenti, come Italia e Giappone, lo Ied è appena frazionale: 0,4 e 0,3 per cento rispettivamente del pil. Se passiamo dall’incidenza sul pil al valore assoluto in miliardi di dollari, la situazione dell’Italia risulta ancora più sconcertante: benché rappresentino un indubbio passo avanti rispetto ai 2,6 miliardi che aveva totalizzato nel ’98, i 5 miliardi di dollari entrati in Italia sotto forma di investimenti nel ’99 sono meno dei 5,4 entrati in un paese di tre milioni e mezzo di abitanti come l’Irlanda, dei 6,5 entrati in un paese di 4 milioni di abitanti come la Norvegia e dei 6,4 entrati in paese come la Polonia, che ha un pil quasi dieci volte più piccolo di quello italiano. Ma di questo passo, un giorno ci supererà.
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