Dalle lettere di Del Noce a Nolte
Quest’estate, in quel di Toscana, mi è capitato di conversare con un ex partigiano azionista e vir illustrissimae patriae. Riferendosi a Del Noce mi disse: “Era noto il carattere schivo, tanto che da più parti si sostiene che le sue elaborazioni furono veramente apprezzate solo dopo la sua scomparsa; ma scriveva Seneca La filosofia è un buon consiglio: e nessuno dà consigli ad alta voce”. Nulla da eccepire su Seneca, ma su Del Noce i tardivi riconoscimenti d’apprezzamento non ci sono stati, anzi. Perché? Augusto Del Noce parlava chiaro come nelle lettere allo storico Ernst Nolte, padre del revisionismo in Germania. In una lettera del 6 giugno ‘88 a lui indirizzata il filosofo torinese scriveva. “…Si è trattato veramente, negli anni tra il ’17 e il ’45, di una guerra civile europea, e movimenti come comunismo, nazismo, fascismo, non possono essere considerati isolatamente, come certa mentalità progressista che pur detiene le chiavi del potere culturale, così in Italia come in Germania vuol fare. Sotto ci sono interessi pratici ben chiari; la revisione dell’interpretazione della storia contemporanea avrebbe contraccolpi filosofici molto seri. Investirebbe la stessa filosofia da cui questi progressisti prendono le mosse. Si tratta veramente di una questione di potere, e perciò sono intrattabili….” E in un’altra del 14 gennaio del ’89 è ancora più esplicito e non ha nulla che lo possa apparentare a Seneca: “…La resistenza dei nostri avversari è piuttosto fisica, perché non sanno trovare ragioni. Tuttavia, su questa idea del fascismo male radicale del secolo, legata ad interessi politici ed economici, si è organizzata dal ’45 ad oggi una gigantesca rete di interessi culturali, quelli su cui fondano la loro fortuna in Germania gli Habermas, quindi la circolazione di nuove idee si trova bloccata. Fino a un certo punto, tuttavia, perché, ad esempio, l’organizzazione cattolica Comunione e Liberazione è completamente sulla nostra linea, ed è forte…” E il 16 marzo dello stesso anno sempre a Nolte scrive: “Coloro che dovrebbero dare importanza grandissima al suo libro sono gli assertori della trascendenza religiosa. Perché la sua è l’unica interpretazione della storia contemporanea che si accordi con la posizione religiosa. Ma purtroppo essi preferiscono tacere. È desolante vedere quanto i cattolici siano scarsamente sensibili alle minacce che vengono loro dall’avere subito acriticamente una visione del mondo moderno che ha le sue premesse in una visione generale del mondo e della storia lontanissima dalla loro. Almeno, io ho pensato di rompere il silenzio. E certamente ci insisterò presto, più a lungo e più a fondo….” Pochi mesi dopo sopravvenne la morte. Mi spiace per il partigiano azionista, ma Del Noce non taceva, parlava, contrariamente al detto di Seneca, ad alta voce.
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